Expat, immigrati, chiamateci come vi pare purché ci lasciate il nostro pacco da giù! Una delle gioie di chi vive all’estero, o anche solo in un’altra regione italiana, è ricevere lo scatolone pieno di meraviglie che arriva dalla propria città.
Si aspetta il corriere come i bambini aspettano la mezzanotte della vigilia di Natale per aprire i regali. E non importa quanto tu sia ormai integrata nella tua nuova patria: il pacco da giù è la coccola che tutti amiamo ricevere da casa.
Solitamente contiene prodotti locali, ma il mio pacco è un po’ diverso. Certo, è pieno di cibo, ma anche di “carta”. Sapete ormai quanto amo divorare libri in italiano. E così, quando torno in patria, faccio sempre rifornimento. Quindi, il mio pacco da giù è un mix perfetto di cibo e cultura!
Le versioni pre-Brexit del pacco da giù

Ah, com’era semplice la vita prima della Brexit! Nessuna autorizzazione elettronica di viaggio, nessun visto permanente, nessun politico pronto a minacciare di cacciare tutti un giorno sì e l’altro pure. Ma soprattutto, la possibilità di portare praticamente di tutto dall’Italia.
Carne, salumi, tonno, frutta fresca, formaggi… tutto poteva viaggiare senza problemi. Ricordo ancora che, prima di spedire il pacco, ad ogni rientro in UK riempivo la valigia di carne di cavallo (so che alcuni di voi inorridiranno, ma io la adoro!) per congelarla una volta tornata. Stessa cosa con il guanciale, che riponevo in frigo. E un quantitativo di tonno impossibile. Forse vi chiederete perché il tonno ma probabilmente non avete mai avuto la fortuna di assaggiare quello dei supermercati britannici.
Tutto veniva messo sottovuoto o conservato con attenzione in borse frigo, chiuse ermeticamente da mia madre prima della partenza. Il “pacco da giù” serviva per tutte le cose non fresche che potevamo aspettare a ricevere. Bottiglie d’olio, prodotti in scatola, pasta, vino, liquori, potevamo portare la qualunque.
Le spedizioni erano rapide, abbastanza economiche visto il peso che raggiungevamo per via di libri e fumetti, ma soprattutto senza la trafila di moduli da compilare. Insomma, una vera manna per chi, come me, aveva nostalgia dei sapori di casa.
Il pacco da giù oggi

Il mio pacco da giù odierno è molto diverso da quello che raccontava Rainbow qualche tempo fa. Anche se in undici anni le cose sono cambiate. A parte la fastidiosa Brexit, la dogana e alcuni prodotti diventati illegali da esportare, abbiamo iniziato a vedere nei supermercati britannici prodotti che prima dovevamo spedirci dall’Italia.
Partiamo proprio dal mio amato tonno. Da quest’anno la Rio Mare ha finalmente iniziato a importare quello in scatola e i filetti anche qui. Certo, costa 5£ per tre scatolette, ma le pago volentieri se in cambio ho la qualità che manca nel prodotto britannico.
Un’altra cosa che forse non tutti sanno: la Lidl propone l’Italian Week. Per noi italiani all’estero è un vero salvavita! Negli ultimi due anni hanno introdotto il guanciale, la mozzarella di bufala, la burrata, il salame cacciatore, ma anche biscotti “sottomarca” che altro non sono che i nostri Abbracci, Pan di Stelle o crostatine. Tutto questo ha ridotto il quantitativo di cose che compravamo e spedivamo prima dall’Italia.
Manca ancora la pastina. Anche se a volte si trova nei negozi turchi o polacchi.
Io spesso prendo le stelline su Amazon e spezzo gli spaghetti per fare gli spaghettini. Le farfalline, invece, sono introvabili. Quindi la pastina resta uno di quei prodotti che continuerò a spedire, per il momento, col pacco da giù. A volte aggiungiamo anche qualcosa di più tipico come la crema di pistacchio, o il caffè che in Italia costa molto meno. E, ovviamente, qualche biscotto come le Gocciole, che qui non si trovano.
Un’altra cosa che non mancherà mai nel pacco da giù è il sale. Lo so, lo vendono anche in UK, ma non sala. Sono pazza? Forse. Ma volete mettere il sale delle saline di Trapani?! Potete portare via una ragazza dall’isola, ma non i prodotti dell’isola alla ragazza.
Lo stesso vale per le bottiglie di olio. Mio padre spesso le riceve in dono quando vince le sue gare di corsa (papà è un incredibile corridore e, quindi, vince sempre). Spesso le mette da parte per me e io me le porto nel pacco. All’olio buono non si dice mai di no, soprattutto visti i prezzi.
E poi ci sono i prodotti “di nicchia” come la bottarga o lo zafferano in polvere, praticamente introvabili in UK.

Vorrei portarmi anche gli agrumi ma ho sempre paura che li blocchino o che arrivino marci. Stesso vale per i carciofi. Qui uno costa 2£. Non al chilo… l’uno! Un salasso. Forse proverò a spedirli questa settimana, visto che sono appena scesa in Sicilia. Vi terrò aggiornati.
E infine, naturalmente, ci sono i fumetti di Marco e i miei libri. Quelli non mancheranno mai nel pacco, anzi, sono quasi il motivo principale per cui spediamo il pacco da giù. Lo stesso motivo per cui ogni volta il peso supera i 40 kg. Ma va bene così: sono le nostre passioni. A volte infiliamo anche qualche DVD, tra film vecchi introvabili e commedie che vogliamo tenerci a casa.
Alla fine, il pacco da giù non è solo passioni e cibo, ma il filo che ci tiene legati alla nostra terra quando la nostalgia si fa sentire. È quella coccola che ci ricorda da dove veniamo, anche quando siamo lontani chilometri. Certo, il costo è diventato più elevato e le scartoffie da compilare sembrano infinite. Ma dopotutto, il pacco da giù è un pacco pieno d’amore e serve solo qualche giorno di pazienza per ritrovare l’Italia a casa, ovunque essa sia nel mondo.
Classe 1990, viaggiatrice entusiasta, appassionata di fotografia, siciliana ed expat in UK dal 2014. Ti racconto dei miei viaggi in coppia, dei luoghi della mia terra e di come riuscire a vivere una vita da expat senza perdere la testa.

