viaggiare con la mente
Viaggiare con la mente

Viaggiare con la mente #55

Questo mese ci dedichiamo a grandi classici. O meglio, ad un classico russo e uno siciliano in chiave tutta femminile.

Per una volta il macro genere è lo stesso, ma le storie sono molto diverse tra loro e affrontano temi quasi opposti.

Pronti a scoprire i titoli di questo mese?

La proposta di Veronica

Le Gattoparde, Stefania Aphel Barzini

«Avevano vissuto esistenze difficili, spesso tragiche, comunque mai banali, sempre tese a cercare di contenere le perdite causate dalla leggerezza dei loro mariti, padri, fratelli. Ma le loro storie non sono mai state raccontate, oppure sono state raccontate male. Perché il mondo, lì in Sicilia, appartiene agli uomini. Ai Gattopardi. E le Gattoparde hanno sempre dovuto accontentarsi dell’ombra.»

Villa Piccolo, la straordinaria residenza di campagna dell’aristocratica famiglia Piccolo, arroccata sulle colline di Capo d’Orlando e immersa in uno splendido parco di oltre venti ettari, fu il luogo in cui la baronessa Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò si ritirò quando il marito Giuseppe Piccolo di Calanovella fuggì a Sanremo con una ballerina. Lì visse con i suoi tre figli, Lucio, Casimiro e Agata Giovanna, che vi abitarono fino alla morte.

Agata, ultima superstite e vestale della villa, racconta la storia della sua vita, della sua famiglia e della sua epoca. Testimone di un mondo che non esiste più, decide di ricostruire questa trama esclusivamente attraverso le vicende delle donne che l’hanno tessuta.

Quando il sipario si apre su Agata siamo nella seconda metà del Novecento, ma la sua memoria ci conduce fino alla Sicilia post-unitaria, in un momento cruciale della storia di quella terra e del nostro Paese.

Tutte le certezze dell’aristocrazia terriera iniziano a vacillare e le donne Piccolo, come molte altre loro simili, devono affrontare il cambiamento. Le vediamo lottare per tenere insieme ciò che resta del proprio mondo, resistendo al dissolversi dell’universo che conoscono. Gli uomini di casa, i Gattopardi, sembrano invece assecondarne il declino, rassegnati.

Le vediamo stagliarsi sullo sfondo di una vita domestica e di società fatta di riti e fasti, di passioni e compromessi. Ma anche di lutti e tragedie dettate dalla storia — il terremoto di Messina, le bombe su Palermo — e da episodi di violenza efferata. E ci immergiamo nell’atmosfera sospesa di Villa Piccolo, dove Teresa crea un bizzarro cenacolo di arte, cultura e letteratura: proprio lì suo nipote, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, concepirà la sua opera eterna.

🕮

Ho amato il racconto delle sorelle Tasca Filangeri di Cutò, prima del Gattopardo, prima di diventare nomi nella storia. Prima di tutto, semplicemente donne.

La narrazione si muove su due linee temporali: da un lato quella delle cinque sorelle, dai caratteri diversi, ognuna segnata dal proprio destino; dall’altro la voce di Agata, figlia di Teresa, che custodisce e tramanda la memoria di quella famiglia e di un titolo che ormai sembra contare sempre meno.

Ne nasce una lettura intensa, scritta con grande maestria, che intreccia fatti di cronaca reale e dialoghi immaginati, riportandoci in un’altra epoca, in una Palermo fiorente e piena di vita.

Se avete amato Il Gattopardo e I Leoni di Sicilia, non potete perdervi Le Gattoparde.

 

La proposta di Rainbow

Delitto e castigo, Fëdor Dostoevskij

Questo romanzo è stato il mio primo approccio con la letteratura russa, a (quasi) 35 anni suonati. Me ne sono sempre tenuta lontana perché avevo paura che fosse “pesante” da digerire, e invece un autore morto nel 1881 è uscito dalla tomba per darmi torto.

Delitto e castigo è un romanzo così accattivante che mi ha tenuto incollata dalla prima all’ultima pagina. Non perché ci siano chissà quali colpi di scena o sequenze d’azione imperdibili. Ma perché è raccontato in un modo che ti porta dentro la testa dei personaggi e passi pagina dopo pagina a chiederti come andrà a finire.

Come suggerisce il titolo, Delitto e castigo parla di un omicidio. Il protagonista del romanzo è lo studente squattrinato Rodion Romanovič Raskol’nikov, che arriva a progettare e commettere l’omicidio di una donna anziana che fa l’usuraia. Collateralmente finirà uccisa anche la sorella della donna, rientrata a casa nel momento sbagliato mentre Rodion è ancora lì. Da questo momento il protagonista dovrà convivere con le conseguenze delle sue azioni e con la paura di essere beccato. La storia parte in un modo, per poi procedere in una direzione che per noi lettori è completamente inaspettata: per come ci viene presentato all’inizio, sembra che Rodion voglia uccidere l’usuraia per derubarla, visto che si trova in una situazione di indigenza. Ma man mano che la narrazione procede scopriamo che il suo movente è molto più intimo e ha a che fare con delle sue convinzioni più profonde. Intorno a Rodion troviamo una serie di personaggi interessanti e ben costruiti, a partire dalla sua famiglia passando per gli amici e arrivando al mio preferito: Marmeladov, un funzionario caduto in disgrazia che mi ha fatto una gran pena.

Come entry level per la letteratura russa, Delitto e castigo si è rivelato parecchio interessante, infatti sto già pensando al prossimo titolo a cui dedicarmi. Suggerimenti?

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