Viaggiare con la mente

Viaggiare con la mente #54

Primavera alle porte, giornate che si allungano e più luce per leggere nuove storie. Questo mese vi proponiamo due libri, sempre completamente diversi, proprio come lo siamo noi due, che speriamo possano incuriosirvi.

Voi quali altri titoli ci consigliereste per questo inizio di primavera?

La proposta di Veronica

Accabadora, Michela Murgia

“Acabar” in spagnolo significa finire. E in sardo accabadora è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi.

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. Tzia Bonaria avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l’aspettano, come imparare l’umiltà di accogliere sia la vita sia la morte.

🕮

Sembra quasi catartico aver ascoltato questo libro, narrato dalla stessa Murgia a un anno dalla sua morte.

La figura sarda dell’accabadora aiuta a morire i malati, chi non vuole più soffrire o chi preferisce lasciare questa terra infame. E Tzia Bonaria è l’accabadora di Soreni. Lo sanno tutti, tranne Maria Listru, la sua fill’e anima: figlia dei Listru ma affidata come figlia a Tzia Bonaria.

In questo viaggio di poche pagine scopriamo la vita di entrambe, narrata dal punto di vista di Maria: la loro quotidianità nella casa di Tzia Bonaria, fino all’allontanamento di Maria e alla sua partenza per il Nord. Infine il ritorno, e l’inizio di un nuovo capitolo della loro storia.

È un racconto breve ma denso, fatto di silenzi, tradizioni e domande difficili. Michela Murgia riesce a parlare di vita e di morte con una delicatezza rara, lasciando nel lettore una sensazione sospesa che resta anche dopo l’ultima pagina.

Potete aggiungermi su Goodreads per leggere in anteprima le mie recensioni e sapere cosa sto leggendo al momento. 

 

La proposta di Rainbow

La mia prediletta, Romy Hausmann

 

 


Questo libro era nella mia TBR List da un bel po’ di tempo, almeno da quando ho letto “Perfect day” dello stesso autore e mi è piaciuto moltissimo. In attesa di recuperarlo, ho visto la mini serie uscita su Netflix, e pensavo che questo mi avrebbe rovinato la lettura visto che sapevo già come andava a finire. Mi sono ricreduta.

Una donna viene investita da un’auto, e perde conoscenza. Sull’ambulanza con lei c’è una bambina, probabilmente sua figlia. La bambina comunica ai paramedici che sua madre si chiama Lena. Quel nome fa suonare un campanello d’allarme per i paramedici, che avvertono subito le forze dell’ordine: forse la donna ritrovata è Lena Beck, una ragazza scomparsa 14 anni prima. Mentre la polizia cerca di capire cosa sia successo, la bambina racconta della vita di famiglia: secondo il suo racconto, lei, la madre e il fratello vivono rinchiusi in una capanna nel bosco. Non possono mai uscire, ma il papà porta loro tutto quello di cui hanno bisogno. Si delinea una storia terrificante, un rapimento durato più di un decennio e due bambini che non hanno mai visto la luce del sole. Sicuramente questa storia ci ricorda quelle agghiaccianti di donne come Natascha Kampusch o Elisabeth Fritzl, e per questo è così spaventosa da leggere.

Avendo visto la serie su Netflix, per tutta la prima parte del libro stavo ripercorrendo cose che già sapevo, e mi ero un po’ pentita della lettura. Non perché il libro non sia ben scritto, ma perché conoscendo già gli eventi non provavo nessun brivido man mano che i colpi di scena si alternavano. Sono comunque rimasta stupita: la serie si è infatti presa delle libertà, e i finali sono completamente diversi. Forse quello del libro mi è anche piaciuto di più, mi ha lasciato un senso di amaro in bocca che la serie non era riuscita a fare. 

1 pensiero su “Viaggiare con la mente #54”

  1. Michela Murgia è sempre una buona idea! Leggerla la tiene ancora con noi! L’altra autrice non la conoscevo, però probabilmente non è un libro che leggerei

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