Vita da Expat

Come trovare lavoro in UK in modo facile ed efficace

Il mercato del lavoro in UK è vasto, cosmopolita ed offre molte opportunità a chi ne sa usufruire. Il prezzo? Sacrifici e voglia, tantissima voglia di imparare e mettersi in gioco partendo da zero perché se qui vi aspettate lo stesso trattamento di favore che avreste ricevuto in Italia essendo “figli di”, allora non è il paese per voi. La meritocrazia, questa sconosciuta agli italiani, qui vige eccome. Non importa quale sia il tuo background socio-culturale; se vali e sei hardworking (diligente, che lavori duramente e ci metti te stesso nel lavoro che fai) verrai ripagato. Come? In remunerazioni più alte rispetto ai tuoi colleghi, magari passando di grado e responsabilità.

Ho visto ragazzi poco più che maggiorenni arrivare a Londra con una base scarsissima d’inglese, iniziare come kitchen porter (lavapiatti) e diventare il braccio destro degli executive chef in poco meno di quattro anni. La voglia di impegnarsi, di avere altri incarichi oltre al loro e farsi sempre vedere in prima fila quando c’era da imparare, li ha portati a salire la scala sempre più rapidamente; facendosi un nome e senza mai dimenticare da dove sono partiti.
Ho visto ragazze iniziare come cameriere e diventare manager della reception in due anni nella stessa compagnia, senza porsi limite di quale dipartimento dovevano coprire. Ragazzi partire dai call center per poi diventare supervisor o team leader.
Altri lavapiatti farsi il mazzo a lavoro seguendo corsi d’inglese che sono arrivati a diventare consulenti finanziari; bariste di notte e studenti di giorni che adesso sono insegnanti in Oriente.

Ed io? Io ho iniziato come cameriera in un ristorante francese in una zona ricca di Londra, a due passi da Camden. Ho cambiato vari posti di lavoro a seconda delle opportunità che mi si presentavano, passando a fare la personal assistant in un’agenzia immobiliare che si occupava di spazi commerciali, fino a trasferirmi a Cardiff e ripartire quasi da zero. Forse al mio ragazzo è andata meglio, lui è uno di quelli che è partito come lavapiatti in un ristornate che adesso non esiste neanche più di Camden. Adesso è un croupier di livello due pronto a passare nuovamente di livello in solo un anno e mezzo da quando ha cominciato. 

Una mia amica era partita da chef, passata a supervisore della reception a manager in uno dei tanti Starbucks a insegnante d’inglese in Cina. Tanta la strada. Ma i sacrifici per essere dove siamo chi li conta? Le notti insonni sui bus per aver perso l’ultima metro perché il turno di lavoro dettava la chiusura del locale e il giorno dopo dovevi andare a riaprire e quelle tre ore di sonno non valeva quasi la pena dormirle. Le sedici ore al giorno in piedi, a stare tra clienti che non erano poi così carini e simpatici perché da Selfridges si aspettavano il massimo del rispetto e tu diventavi solo un bel sorriso mentre avresti volentieri mandato tutto all’aria?

I pianti perché Natale non esiste se lavori in certe industrie; rassegnarsi a passarlo da soli e non trascorrerlo mai più con la tua famiglia. La nostalgia delle estati passate al mare anziché tra i palazzoni e le strade piene di turisti.
Londra mi ricorda tutto questo, i sacrifici per orari assurdi e la fatica. Mi ricorda anche che lo stipendio a fine mese era alto, molto alto ma finiva tutto in affitto, oyster (il preziosissimo pass dei mezzi pubblici della capitale inglese) e le poche uscite con gli amici quando ci si riusciva a beccare nell’unico giorno libero che accomunava tutti. Mi ricorda che quando mi sono trasferita in Galles tutto è stato una passeggiata. 

Solo otto ore di lavoro al giorno, gli straordinari pagati il doppio; i due giorni liberi e sacrosanti a settimana senza la paura che ti chiamino per andare a lavorare perché a corto di personale, anche se a volte capita, raramente ma capita ma puoi rifiutare in tutta tranquillità. Gli stipendi più bassi di Londra ma adeguati a quasi tutti i tenori di vita. Certo meta se ne va ancora tra affitto e bollette ma non prendo i mezzi pubblici perché abito a venti minuti a piedi da dove lavoro, riesco ad organizzare più cene o pranzi con gli amici perché alla fine non abitiamo troppo lontani ed è quasi più facile vederci la sera, anche sopo una giornata lavorativa. Spese in meno che mi fanno godere con più tranquillità la vita. Perché sì, ho messo più da parte a Cardiff che quando ero a Londra.

Ma quindi come trovare trovare lavoro in UK? La prima cosa da chiedersi è dove e cosa cercare. Capire che livello d’inglese si possiede perché, parliamoci chiaro, quello che spesso studiamo a scuola non lo sentirete parlare dai Locals. Il ritmo delle parole risulta diverso, velocissimo ad un orecchio poco allenato; le parole vengono mangiate, alterate, accorciate, lo slang si intreccia al proper british english e ne viene fuori un’accozzaglia che, a primo ascolto, sembra incomprensibile. Eppure l’udito è il primo senso che dovrete allenare non appena arrivati o anche prima se ne avrete la possibilità; circondatevi di stranieri e buttatevi, spesso nessuno parla un inglese perfetto e nessuno vi farà notare gli strafalcioni che farete le prime volte che proverete ad aprire bocca. Nessuno parla in maniera perfetta, neanche quelli nati e cresciuti qui, figuriamoci a Londra dove gli stranieri hanno superato la percentuale della popolazione inglese.

Una volta stabilito il vostro livello d’inglese, la prima cosa da fare è  collegarsi ai vari siti di annunci per cercare lavoro: gumtree diverrà vostro amico i primi tempi, quando cercherete qualsiasi cosa pur di iniziare. Seguito a ruota da caterer specializzato nel settore dell’hospitality (hotel, ristoranti, pub) ed indeed dove le offerte di lavoro sono varie ed in entrambi i siti potrete scegliere le opzioni in base al lavoro che cercate: full time, part time, contratto a tempo indeterminato (vi giuro che qui non è  un’utopia averne uno), il salario ecc. Sulla stessa scia sono Reed, Monster UK e TotalJobs.

Imparerete presto termini come interview (colloquio), trail shift (turno di prova che per legge non può durare più di tre ore e nel quale vedono le vostre capacita); quanto il NIN sia importantissimo e così il vostro Passaporto; a tenere sempre il telefono vicino nel caso qualcuno vi chiamasse. Capirete che portare curricula a mano non serve perché la maggior parte delle compagnie vi chiederà di mandare tutto online. Imparerete che gli italiani hanno la fama degli scansafatiche e di quelli che ti fregheranno a tutti i modi e che nessun italiano vuole lavorare per un altro connazionale. Ovviamente l’esperienza differisce da persona a persona, ma la mia così  come quella di un paio di amici che hanno lavorato per connazionali non la auguriamo a nessuno: pagamenti mancati, orari da schiavi, giorni liberi che spesso non esistono e soldi in nero. Insomma, un po’ come essere rimasti in Italia.

Un lavoro normale viene invece retribuito settimanalmente, mensilmente o, nel maggiore dei casi, ogni 28 giorni. Il payday (il giorno di paga) è festa quasi! A seguito del pagamento, il datore di lavoro deve fornirvi la payslip (busta paga) in formato cartaceo o elettronico ed è importante conservare almeno quelle degli ultimi tre mesi. Ogni fine tax year (anno tassativo) vi rilascerà il vostro P45 dove potrete vedere quante tasse avrete pagato e il vostro guadagno totale durante l’anno.

Un lavoro normale vi garantisce due giorni liberi a settimana e un tot di ore settimanali, spesso sono 40 e vengono suddivisi in shifts (turni) da otto ore per cinque giorni. Ci sono lavori dove potrebbero farvi firmare per fare più ore in base alle esigenze del business. A volte vi sarà chiesto di fare uno swap (cambio turno) o dover coprire gli shifts di altri colleghi che avranno chiamato sick (si saranno dati malati) ma potrete sempre rifiutarvi anche se spesso queste ore di straordinario sono pagate una volta e mezzo la paga oraria se non il doppio.

Ed a proposito di paga, varia di anno in anno il minimum wage (salario minimo). Io sono partita 5 anni fa con £6,31 l’ora fino ad arrivare oggi a prendere più del minimo che quest’anno ha raggiunto gli £8,21. Ovviamente più salite di grado, più prenderete; senza contare che nell’ambito dell’hospitality, avrete diritto alle tips (le mance), spesso suddivise equamente per tutto lo staff in base alle ore di lavoro svolte.

Dove stanno le fregature? Se avete meno di 25 anni, il minimum wage per voi sara minore rispetto agli altri. Se siete studenti e avere richiesto uno student loan (un prestito per i vostri studi), i soldi che dovrete allo stato vi verranno direttamente tolti dal pay wage (salario); dipende anche da quanto guadagnate perché se non raggiungete un tot l’anno, non vi toglieranno nulla. Tutto qui. Niente inganni.

Ovviamente lavorare all’estero non è una passeggiata; avrete a che fare con una realtà diversa dalla vostra, abituarvi a ritmi diversi, entrare a contatto con culture diverse quotidianamente. Eppure vi forma; è un’esperienza che consiglierei di fare, non importa l’età. Buttatevi prima che sia davvero troppo tardi perché la speranza per un futuro migliore non dovrebbe mai mancare.
Io sono partita con una Laurea in tasca a tanti sogni, avrei compiuto 24 anni in pochi mesi e non avevo alcuna esperienza lavorativa. Mi sono buttata. Secondo molti è stato facile, eppure lasciare casa e iniziare una vita dove non avevo idea dei termini tecnici e contratti, non lo è stato. Ma a volte va fatto, per amor proprio e per una voglia di riscatto sociale che in Italia non avrei probabilmente potuto avere.

 

Rubrica “Life Abroad”
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44 commenti

  • Veronica Sala

    Questo post cade proprio a pennello, noi stiamo pensando di trasferirci a breve e anche se abbiamo gi? avuto esperienze pi? o meno lunghe di studio all’estero, il capitolo lavorativo ci spaventa sicuramente un po’. La voglia di fare sicuramente non manca, ma quella che ci spinge di pi? ? la voglia di veder riconosciuti gli sforzi e sacrifici di tutti questi anni! Come dici tu “per amor proprio e per una voglia di riscatto sociale che in Italia non avrei probabilmente potuto avere”

    • Veronica

      Se avete voglia di fare, spirito di sacrificio e sapete un minimo la lingua,non pensateci troppo e partite. I primi tempi saranno duri, non lo nego, ma le soddisfazioni arriveranno. Vi auguro il meglio. <3

  • Alessandra

    Leggendo questo articolo provo solo tanta rabbia perch? l’Italia non offre la possibilit? di realizzarsi a persone brave e capaci.

  • Dany M

    Credo non sia per niente facile mollare e ricominciare.. il mio rammarico? Aver rinunciato ad un’esperienza a Londra o all’estero per amore.

    • Veronica

      Penso che il detto mai dire mai sia il migliore in questi casi. Magari nella vita ti ritroverai davanti ad un bivio e andare all’estero sar? tra le opzioni. Fallo, non importa l’et

  • xena582

    Sto invogliando mio figlio a lavorare in UK, certo non ? facile ma da qualche parte si deve iniziare. Ho annotato tutti i siti dove potrebbe trovare lavoro, grazie dei dettagliati consigli

  • Anna

    grazie per i tuoi preziosi consigli, ho dei carissimi amici che si devono trasferire in Inghilterra, li troveranno davvero molto utili

  • Simona

    Non ? per niente facile trovare lavoro all’estero soprattutto in questo periodo. Sono certa che prima o poi i tuoi sacrifici verranno ripagati Veronica, sii fiduciosa! <3

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