Vita da Expat

Trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese: l’esperienza di un expat

Emigrare in un altro paese alla ricerca di fortuna o un lavoro migliore non è più una novità. Spesso si rimane nel proprio continente di origine per comodità. Altri esplorano più paesi alla ricerca di quello adatto al proprio stile di vita e c’è chi invece diventa expat essendo già expat. Come Alessandra, la mia amica che dalla Sardegna ha chiamato casa prima Londra e poi Cardiff e, successivamente, ha deciso di trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese.

Il suo sogno è sempre stato quello di fare l’insegnante e, tra una laurea e un master ottenuti proprio in Inghilterra, ha deciso di fare la sua prima esperienza nel campo lavorativo in Asia. Cosa l’ha spinta? Tanta voglia di mettersi in gioco, viaggiare in una parte di mondo lontana ma affascinante e soprattutto l’opportunità di farlo con una scuola internazionale che la aiutasse nella gestione burocratica.

Purtroppo, la sua esperienza è stata interrotta a causa del Coronavirus dopo un paio di anni e nel frattempo è tornata in Galles. Ciò non toglie che prima o poi possa tornare a Xiamen, dove ha lasciato un pezzo del suo cuore.

Trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese: da dove partire?

Trasferirsi in Cina per insegnare l'inglese

Studiare è il prerequisito per qualsiasi lavoro vogliate fare all’estero. Inoltre, per quanto scontato possa sembrare, sapere l’inglese è un altro must.

Trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese non è così semplice come si pensi. Anzi, se avete intenzione di lavorare per le università è richiesto come titolo di studio una laurea (di qualsiasi tipo presa in qualsiasi paese) e un master in linguistica preso nel Regno Unito. Inoltre, dovete avere pronte certificazioni e referenze che attestino la vostra preparazione scolastica. Mentre per lavorare negli asili o nelle scuole private è bene avere l’attestato TEFL (teaching english as a foreign language).

Come si ottiene quest’ultimo? Bisogna seguire un corso dove apprenderete non solo come pianificare una lezione ma anche come insegnare le abilità linguistiche, gestire una classe e fornire materiale di apprendimento. Durante il corso avrete anche la possibilità di fare da assistente ad un insegnante esperto così da mettere in pratica ciò che avrete imparato. Una volta finito il corso e passato l’esame, avrete la vostra certificazione TEFL e sarete pronti a cercare lavoro.

Affidatevi sempre a siti sicuri che rimandino a scuole fidate. Soprattutto cercate una scuola o un’agenzia che faccia da tramite che via dia un aiuto concreto a livello burocratico e con i vostri primi passi in Asia. Perché se trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese sembra un’opportunità fantastica con la legge cinese non si scherza. Quindi una volta ottenuto un lavoro, controllate che nel vostro contratto non solo ci siano le informazioni base ma anche una garanzia di avere uno sponsor per il visto.

Quali documenti servono per trasferirsi in Cina

Trasferirsi in Cina per insegnare l'inglese: che visa serve

Primo fra tutti il visto lavorativo, da non confondere con il visto Business. Non fatevi abbindolare da chi vi convince che va bene entrare con quest’ultimo perché con il visto Business, in Cina, è vietato lavorare. Avrete invece bisogno di un visto Z.

Come si ottiene il visto Z? Una volta che avrete raccolti tutti i documenti in lingua inglese richiesti (attestato di laurea, referenze ed eventuali), il vostro sponsor invierà il tutto all’ambasciata cinese nel vostro paese d’origine. Qui, apporranno un timbro che certifichi la veridicità dei vostri documenti. Successivamente, gli stessi andranno consegnati all’ufficio visti che a sua volta vi chiamerà facendovi delle domande: “Perché vuoi venire in Cina? Ti piace questo paese? Parli la lingua? Ti piacciono i bambini? Quanto tempo hai intenzione di rimanere?”. Se saranno soddisfatti delle vostre risposte, prenderanno le vostre impronte digitali all’ambasciata cinese che si trova a Milano e, solitamente, pochi giorni dopo vi approveranno il visto Z. Questo ha una validità di 30 giorni dal momento in cui entrate in Cina.

Purtroppo, il vostro iter burocratico non finisce qui.

Infatti, se il visto Z vi permette di lavorare, di certo non vi permette di vivere in Cina. Per farlo deve essere trasformato in Residence Permit, una sorta di carta d’identità che dichiara che voi siete degli “expert talent” e avete il diritto di lavorare nel paese. Al vostro arrivo in Cina, infatti, avrete trenta giorni per fare il cambio. Fatevi aiutare ancora una volta dal vostro sponsor se potete, altrimenti abbiate cura di farvi delle fototessere e le analisi in ospedale che accertino il vostro stato di buona salute. Al termine di questo processo, vi verrà rilasciato un libretto rosso con tutte le informazioni relative alle vostre analisi.

All’ufficio Entry and Exit che si premurerà di farvi ottenere il Recidence Permit dovrete quindi portare le fototessere, il libretto rosso, il permesso di lavoro insieme al vostro contratto e una lettera del vostro capo. Se tutti i documenti sono in ordine, dovrete lasciare il vostro passaporto per un paio di settimane, al termine delle quali vi verrà riconsegnato assieme al famoso permesso di residenza. Valido per un anno, è possibile rinnovarlo annualmente alla scadenza.

Consiglio: Preparate una copia di tutti i vostri documenti originali. Metteranno infatti un timbro su tutti i fogli che consegnerete ed è meglio che li mettano sulle copie che sui vostri originali.

Il viaggio di Alessandra dall’Italia all’Asia

Alessandra era rientrata in Italia dal Galles per le vacanze prima di partire alla volta dell’Asia. Sapere infatti di passare almeno un anno, se non di più, senza vedere la propria famiglia non è facile. Così ne ha approfittato per passare del tempo con i suoi cari prima di trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese.

Il suo viaggio è iniziato a Settembre 2018 con un volo da Cagliari. Venticinque ore e due scali dopo, uno a Roma e uno in Egitto, è arrivata finalmente a Guanzhou, in Cina. Al suo arrivo ha dovuto rispondere ad una serie di domande relative al suo visto. Una volta superati i controlli, la sua scuola ha inviato una guida che la portasse dall’aeroporto al suo nuovo appartamento e che la aiutasse ad ambientarsi.

Con sé aveva portato tre valigie, ma con il senno di poi avrebbe portato molte meno cose da riempire solo l’essenziale. Purtroppo, però quando si parte per un lungo viaggio senza sapere quando si ritornerà, ci si porta dietro sempre più del dovuto. Allo stesso tempo, si dimentica sempre qualcosa! Alessandra, ad esempio, avrebbe portato più cibo italiano con sé. Semplicemente perché all’inizio è stato difficile comprendere cosa stesse comprando, essendo tutto in cinese. Inoltre, avrebbe portato qualche adattatore in più e, soprattutto, deodoranti perché in alcune parti della Cina non sono in commercio! Lei li ha dovuti ordinare da Shangai o Pechino.

Fortunatamente nel tempo si è ambientata ed ha anche scoperto una app dove comprare di tutto: TAOBAO. Mentre per il resto, non ha avuto nessuna difficoltà, soprattutto per il vestiario, i prezzi sono davvero economici.

Trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese: i costi iniziali

Trasferirsi in Cina per insegnare l'inglese: vivere a Xiamen

La spesa più grande solitamente è l’affitto, eppure un grande aiuto iniziale viene dalla scuola per cui andrete a lavorare. Non solo avrete a disposizione qualcuno che vi aiuti i primi giorni ma anche il vostro alloggio sarà compreso nel contratto di lavoro. Non avere una spesa sostanziosa come l’affitto da pagare a gravarvi è sicuramente un vantaggio non da poco. Lo stipendio inoltre non sarà tagliato perché vi pagano l’alloggio, anzi, gli stranieri prendono molto di più dei locali, pur svolgendo lo stesso mestiere. Infatti, al mese, uno stipendio per insegnanti di lingua straniera varia dai 1600€ ai 3400€.

Solitamente gli appartamenti o sono in zone residenziali o nei poli multiculturali. A Xiamen, dove abitava Alessandra, i quartieri migliori e dove incontrare altri stranieri sono Shapowei, Zhonshang Road e Marco Polo. Ovviamente tutta la Cina è molto sicura ma se il cinese non fosse il vostro forte, potreste sentirvi più isolati.

Gli spostamenti invece, sono tutti a vostro carico. Vi potrete spostare sia in bus che in metro. I primi costano 1 yuan, l’equivalente di 0,13€ mentre una corsa sulla metro varia dai 4 ai 10 yuan, quindi dai 0,50€ ad 1,30€. Potrete anche usufruire dei taxi che costano davvero pochissimo per tratte anche abbastanza lunghe. Ovviamente se vi troverete nelle città più grandi o nella capitale, i prezzi saliranno.

Inoltre, è bene investire in una sim card. Fatevi aiutare anche in questo se non sapete il cinese perché ci sono diverse offerte ma non tutte funzionano per tutti i marchi di cellulare. Altro investimento da fare è una VPN. Il wifi è pubblico in quasi tutte le città ma internet è controllato in Cina.

Cos’è una VPN?

Una rete virtuale privata, o virtual private network, che vi consente di navigare su internet in tutta tranquillità, criptando il vostro indirizzo IP. Un metodo veloce e sicuro per non trasmettere i vostri dati ad altre reti ed essere protetti dagli attacchi hacker.
Una delle migliori è Surfshark, tramite questo link avrete a disposizione trenta giorni gratuiti per provarla.

Pillole sull’essere expat in Cina

Alessandra trasferirsi in Cina per insegnare l'inglese

Purtroppo, vivere all’estero non è sempre tutto rosa e fiori, soprattutto all’inizio. Ancora peggio quando ti ritrovi dall’altra parte del pianeta. Parlare di culture shock diventa quasi riduttivo, quando poi rimani sola, nella tua stanza e ti ritrovi in faccia la realtà. Tutti parlano una lingua differente, le scritte sono incomprensibili per un’occidentale e la paura di aver fatto l’errore più grande della tua vita è sempre in agguato. Senza contare che ci si mette anche il jet lag e non sai più distinguere il giorno e la notte i primi giorni. Ci siamo passati un po’ tutti quando abbiamo deciso di abbandonare il nostro paese. Eppure, la situazione migliora sempre e pian piano ti rendi conto che ogni esperienza all’estero ti cambia la vita.

Essere expat in Cina vuol dire diventare una celebrità, nel senso lato del termine. Infatti, dovrete essere pronti ad essere fotografati a vostra insaputa o, addirittura, fermati per scattare una foto insieme ad uno sconosciuto. Essere occidentale, infatti, vi rende molto interessanti agli occhi dei cinesi. I locali vedono di buon occhio gli stranieri e per un cinese avere un amico di un’altra nazionalità è un vanto. Ovviamente ci sono sempre i paesini di periferia dove ci sarà qualcuno che invece può essere un po’ più guardinghi. Non ve la prendete a male, spesso non hanno mai visto occidentali nel loro paese e non sanno cosa aspettarsi. Un sorriso però aiuta sempre!

Il costo della vita in Cina è molto basso rispetto ad uno stipendio per stranieri.

Le bollette, per esempio, sono una spesa davvero minima: una decina di euro per luce e acqua, poco meno di 10€ per il gas e poco meno di 20€ per il wifi in casa. Il cibo poi costa poco se si evitano i ristoranti per turisti e si mangia bene, se si sa dove andare almeno. Purtroppo, i livelli di igiene non sono uguali ai nostri ed è facile beccarsi un’intossicazione. La sanità pubblica però è coperta dal contratto di lavoro, quindi gratuita.

A proposito di sanità, qui i medici di famiglia usano ancora la medicina tradizionale, quindi a base di erbe ed infusi. Mentre gli ospedali sono tutti molto tecnologici e i medici fanno uno sforzo di capirti, seppur pochissimi parlano inglese. Se volete qualcuno che possa interfacciarsi con voi senza problemi, potrete sempre rivolgervi ai servizi privati che ovviamente hanno un costo che può arrivare anche fino a 200€.

In Cina tutto sommato si vive davvero bene. Persino il clima non è affatto male, soprattutto dopo anni abituati al Regno Unito. A Xiamen, quindi al sud del paese, il clima è infatti molto più simile a quello del sud Italia con inverni miti ed estati calde ed umide.

L’unica cosa negativa è probabilmente la censura.

Infatti tutte le notizie provenienti al di fuori della Cina, vengono filtrate ed edulcorate in base a ciò che la legge ritiene giusto. Inoltre, molti siti o social network che in occidente vanno per la maggiore, qui sono completamente bloccati. Ecco perché è importante ad affidarsi ad una buona VPN. Google, Facebook, Whatsapp ed Instagram per fare un esempio sono off-limits senza di essa.

Al posto di Google sono abituati ad usare Bing, dove le notizie sono appunto filtrate dal governo o non esistono proprio (come alcune stragi della storia cinese antica che sono impossibili da trovare). La controparte del nostro whatsapp è invece wechat, dove non solo si può messaggiare e chiamare, ma si può anche pagare in diversi negozi e locali.

Consigli utili per chi vuole trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese

La Cina dagli occhi di Alessandra

Prima di partire sarebbe bene imparare un minimo di cinese. Pur non essendo una delle lingue più facili, essendo basata molto sull’intonazione dei suoni, conoscere qualche frase chiave vi aiuterà moltissimo. Ad esempio, sapervi presentare, i caratteri e la pronuncia dei numeri sono fondamentali. Così come lo sono i caratteri del cibo perché, a parte Shangai e Pechino, le altre città non hanno i classici menù bilingue per stranieri. Se proprio non riuscite a imparare il cinese, almeno memorizzate la frase “non parlo cinese” o “parlo poco il cinese” così da chiarire subito il vostro livello di lingua al vostro interlocutore.

Partire con una mente aperta e abbandonate a casa gli stereotipi. Lasciate stare la storia che in Cina si mangino cani e gatti ad esempio. Solo in una provincia si allevano cani per poi consumarli, ma tutto il resto del paese non ne va affatto fiera, quindi evitate l’argomento. Certo, le stranezze culinarie le hanno anche loro, come la macedonia di frutta che, al contrario di quella nostrana, ha l’aggiunta di pomodori e maionese!

I cinesi, poi, sono molto amichevoli e prontissimi ad aiutarvi. Vogliono conoscere lo straniero perché così lontano dal loro mondo. Vi chiederanno non solo cose sul vostro paese ma anche sulla famiglia. Infatti, loro sono legatissimi al concetto di casa, famiglia e comunità.

Inoltre, trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese è un grande salto nel vuoto. Preparatevi ad uscire fuori dalla vostra confort zone, buttatevi in questa grande avventura e godetevi l’Asia!

Bonus: Coronavirus in Cina

Alessandra mi racconta come la pandemia in Cina sia stata abbastanza difficile per lei. Pochi giorni prima che scattasse il lockdown nazionale, era in vacanza in Thailandia con il ragazzo, non si immaginavano cosa sarebbe potuto accadere di lì a poche ore. È stata un’escalation piuttosto veloce. Infatti al loro rientro in Cina sono sorti dei problemi con il visto del compagno che è stato rimandato in Thailandia senza molte cerimonie.

Lei è tornata a casa sola, in lacrime e con la notizia del coronavirus a piombarle sulle spalle. Una delle esperienze più dure, ed allo stesso tempo frustranti, che ha dovuto affrontare. Ha passato il primo mese del lockdown chiusa nel suo palazzo. In Cina non era permesso uscire neanche per fare la spesa che doveva essere invece ordinata tramite app e che poteva essere ritirata all’entrata del palazzo. La polizia passava quasi ogni giorno per misurare la temperatura di ogni inquilino. Un primo mese molto difficile che è quasi un miracolo non sia uscita fuori di testa!

Eppure, dopo il primo mese di completa chiusura, le cose hanno iniziato ad andare meglio. Si potevano incontrare dapprima gli amici e successivamente ha anche potuto viaggiare, sempre dentro i confini del paese. Ogni volta che si visitava un posto, che fosse un negozio, un locale o si salisse su un mezzo pubblico, bisognava scansionare un codice a barre generato tramite app. In Cina è impossibile muoversi senza QR code o il proprio passaporto. Però almeno sapeva che tutto fosse controllato e si è sempre sentita al sicuro.

Eppure, grazie alla libertà riguadagnata, ha potuto visitare il Tibet, le Avatar Mountains e molti altri posti che difficilmente avrebbe visto se non avesse deciso di trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese.

Cina e Regno Unito a confronto

Quando si torna da un viaggio simile, è sempre difficile aggiustare ancora una volta le proprie abitudini. Se da un lato in Cina le mancavano gli amici, il cibo e l’uso della logica del Regno Unito; dall’altro adesso le mancano le stesse cose ma in maniera diversa.

Perché se nel Regno Unito è possibile parlare di tutto con i propri amici, dalla storia alla politica, in Cina gli stessi argomenti possono essere molto differenti. Le nostre nozioni non sono sempre le stesse che imparano loro ed è difficile far valere il punto di vista occidentale.

La stessa cosa vale per il modo di fare, mentre ai british piace moltissimo lamentarsi e far sentire le proprie opinioni, i cinesi sono l’opposto. Nessuno osa lamentarsi e se c’è un problema, non se ne parla e si ignora per il quieto vivere.

Mentre per il cibo, viaggiare amplia non solo inostri orizzonti culinari, ma anche le nostre papille gustative!

La Cina è un posto incredibile: ti svegli ogni mattina e non sai cosa accadrà; vedi sempre delle cose bizzarre. I food market poi sono bellissimi, mi mancano soprattutto quelli notturni e tutti le luci psichedeliche dei parchi. Persino la lingua mi manca! Anche se ho perso tanti vocaboli, quando sento dei cinesi parlare la loro lingua qui a Cardiff, mi si riempie il cuore di gioia. – Alex

 

Rubrica “Life Abroad”

Lost Wanderer

veronica

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14 thoughts on “Trasferirsi in Cina per insegnare l’inglese: l’esperienza di un expat”

  1. Un racconto molto intenso e sicuramente ci vuole tanta forza e tanto coraggio per decidere sia di lasciare la propria terra natia sia di trasferirsi in un luogo con una diversa lingua, cultura, scrittura e non solo.
    La pandemia poi non ci voleva e mi spiace molto che Alessandra l’abbia vissuta in questo modo.

  2. Tanto di cappello ad Alessandra, sicuramente è stata un’esperienza forte e spero solo che un giorno riuscirá a tornare in Cina e continuare ad insegnare

  3. Dev’essere stata un’eperienza davvero importante, non facile, per di più con la pandemia di mezzo, ma sicuramente molto ricca. Io la Cina l’ho visitata, una piccola parte, da turista e non mi sono fatta un’opinione particolarmente positiva dei cinesi, ma certamente viverla è tutta un’altra storia. Complimenti ad Alessandra per il coraggio, sono certa che questa esperienza le tornerà utile in futuro. Viaggiare e ancor di più vivere all’estero apre la mente come poche altre cose.

  4. Devo essere sincera, trasferirsi in Cina è una di quelle cose che mi spaventano un pochino. Ho vissuto all’estero, so cosa significa quando si è lontani da casa con tutti i pro, i contro e le tante difficoltà.

    1. Sicuramente non è una scelta facile, sia per la lontananza che per la maniera di comportamento. Eppure una volta che ci si butta non è sempre cosìmale.

  5. Grazie mille per averci raccontato l’esperienza di Alessandra!
    È una scelta meravigliosa trasferirsi per insegnare una lingua, nonostante iter lunghi e forse complicati!

  6. Amo leggere queste storie di vita vera, quella fatta da persone che hanno il coraggio di lasciare il porto sicuro e partire all’avventura, seguendo i propri sogni e nuove opportunità!

  7. cosa posso dire se non: che coraggio! Io avrei mollato solo dopo aver letto le trafile per i documenti. Sono stata ad Hong Kong per lavoro da sola, ho fatto una passeggiata intorno all’hotel ma mi sono persa e non sapevo leggere i nomi delle vie, le persone a cui chiedevo sorridevano e non capivano.. per fortuna l’insegna dell’hotel era alta e rossa, l’ho indicata e finalmente ci sono rientrata ma ho vissuto attimi di vero panico!

  8. L’esperienza di Alessandra è molto simile a quella di un mio amico che ha trascorso più di un anno in Cina per lavoro. Un’esperienza particolare, e a tratti quasi surreale soprattutto per quanto riguarda la mancanza di cose che qui diamo per scontate come certe app e l’accesso a internet. Il mio amico però per fortuna era stato appena trasferito dalla Cina alla Polonia nel momento del lockdown per cui si è risparmiato questo supplizio (ma ha affrontato un viaggio lunghissimo via terra dalla Polonia al Piemonte).

    1. Il lockdown in Cina è stata la cosa più dura della sua esperienza, ma ovviamente quando è partita non si aspettava di certo una pandemia globale

  9. I miei più sinceri complimenti ad Alessandra per la forte e coraggiosa scelta di vita che ha intrapreso. Splendida storia la sua.

  10. Ogni tanto mi viene voglia di lasciare l’Italia e di trasferirmi, almeno per un periodo, in qualche altra parte del mondo. Ma non sceglierei mai la Cina: bella da visitare ma non per viverci!

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