Ogni anno un’ondata di giovani lascia l’Italia per cercare fortuna altrove. Vivere all’estero rappresenta spesso un trampolino di lancio verso un’indipendenza economica e lavorativa che il Bel Paese fatica a offrire. Eppure, non tutti scelgono di restare lontani per sempre. Una piccola percentuale di professionisti decide infatti di tornare in Italia dopo anni all’estero, spinta da motivazioni molto diverse tra loro.
A volte è la nostalgia a farsi sentire. Altre volte è la salute mentale a risentirne, vivendo in Paesi del Nord, freddi e grigi. In molti casi, però, dietro la scelta di rientrare in patria ci sono ragioni più profonde e personali. Tornare non significa fare un passo indietro. Può essere una decisione definitiva oppure solo una pausa necessaria prima di capire davvero cosa si vuole fare nella vita. A volte, semplicemente, si sente il bisogno di dare una seconda possibilità al proprio Paese.
Una volta presa la decisione di rimpatriare, però, non sempre le cose vanno nel verso giusto. Lo shock culturale nel tornare in Italia dopo anni all’estero è spesso sottovalutato. Infatti, il rientro può rivelarsi più impattante del previsto.
In questo articolo, grazie a due mie care amiche, scopriamo l’esperienza di due ragazze rientrate in Sicilia e come è stato per loro riadattarsi all’Italia.
Maria Elena e Valeria: dalla Sicilia a Londra

Moltissimi ragazzi negli anni Duemila hanno lasciato le proprie regioni per trovare un loro posto nel mondo all’estero. Tra questi, i siciliani rappresentano una delle percentuali più alte per aver lasciato la propria casa. In questo gruppo ci siamo io, mio marito, suo fratello e ci sono anche Maria Elena e Valeria. Due mie ex compagne di scuola, oltre che amiche.
Valeria ha lasciato Trapani il 10 ottobre 2015. Senza saperlo, lo stesso mese ma del 2018, anche Maria Elena faceva le valigie. Entrambe hanno scelto Londra come meta per iniziare una nuova vita. Il motivo, per tutte noi, è stato lo stesso: trovare un luogo che permettesse di vivere dignitosamente e offrisse una prospettiva diversa rispetto a quella italiana. In quegli anni Londra era il nuovo sogno americano. Potevi partire con una valigia e trovare una stanza e un lavoro in tempi record. A volte, portavi ancora il curriculum a mano e, dopo i primi colloqui, venivi subito assunta.
Si viveva bene. Gli stipendi erano alti, la qualità di vita altrettanto. La burocrazia era semplice e veloce. Certo, l’inizio non è mai facile per nessuno e i cavilli non mancavano, ma adattarsi era relativamente semplice. Si tornava in Italia per le vacanze e ci si sentiva ricchi.
La partenza dall’Italia per Londra
La partenza è uno step diverso per tutti. C’è chi matura l’idea di trasferirsi per mesi e chi invece prende la valigia e parte all’avventura, come ho fatto io. Alcuni preferiscono studiare a lungo le possibili destinazioni, altri hanno bisogno di un lavoro sicuro prima di lasciare il nido.
Ognuno di noi ha la propria storia. Io, ad esempio, sono partita con un biglietto di sola andata con l’idea di trasferirmi a Brighton. Avevo prenotato una stanza in un pub, ma dopo una settimana senza trovare lavoro né alloggio, mi sono spostata a Londra e il resto è storia.
Anche Valeria è partita all’avventura. Il suo pensiero era semplice e diretto: “Vediamo che succede. Peggio che in Italia non può andare. Voglio trovare la mia strada, e questo è il momento giusto”. Inoltre, noi due eravamo compagne di banco al liceo. A sedici anni sognavamo di trasferirci nella capitale inglese e vivere lì. E in anni diversi ci siamo riuscite davvero: lei è rimasta fino al 2023, io ho lasciato Londra a metà del 2016.
La storia di Maria Elena è invece molto diversa. Dopo una brutta esperienza lavorativa in Italia, pur rimanendo in buoni rapporti con il vecchio datore di lavoro, ha iniziato a inviare curriculum per trasferirsi all’estero. La scelta è ricaduta presto su Londra anche se, all’inizio, voleva partire con una sua amica. Solo che lei guardava la Spagna, Maria Elena il Regno Unito. Ha pensato: “Sono giovane, parlo più lingue. Voglio lavorare ma non alle condizioni che ci sono in Italia. Voglio la mia indipendenza, la mia libertà e quindi perché non provarci? Non ho nulla da perdere”.
Ha iniziato quindi a inviare il proprio cv tramite Caterer, un sito apposito dove trovare lavoro nell’hospitality (settore alberghiero e ristorazione). Fortunatamente, un hotel di prossima apertura a Londra si è mostrato interessato al suo profilo. Dopo una serie di colloqui ha incontrato Maria, futura manager spagnola, che l’ha assunta quasi subito. Va ricordato che tutto questo avveniva in epoca pre-Covid: un’eccezione, considerando che difficilmente venivano assunte persone non ancora in loco e che i colloqui si svolgevano quasi esclusivamente di persona.
Le mancanze italiane quando si vive all’estero
I primi tempi di adattamento sono abbastanza duri per tutti. Manca casa, ma manca soprattutto la famiglia. Sia Valeria che Maria Elena concordano su un punto: la nostalgia è canaglia, per citare Al Bano e Romina Power. Viene a mancare il calore del sole, e di conseguenza la vitamina D. Essendo nate e cresciute in Sicilia, trasferirsi in un Paese più grigio e piovoso ha avuto un impatto anche sulla salute psicofisica. È così che molte di noi scoprono gli integratori vitaminici nel tentativo di ristabilire un equilibrio del nostro sistema.
Con il tempo, però, ci si abitua. La pioggia smette di fare rumore, l’ombrello diventa spesso un optional e quella pioggerellina leggera si trasforma in un semplice fastidio. Anche perché, negli ultimi anni, il Regno Unito ha regalato molte più giornate di sole rispetto a quelle a cui eravamo abituate all’inizio.
Un’altra mancanza che scorre nelle vene di tre siciliane è il mare. La brezza marina, l’odore di sale: quando vengono a mancare è come se ci strappassero un pezzo di cuore. Continuiamo a cercarli ovunque, quasi disperatamente. Per me, ad esempio, questa è stata una delle ragioni che mi ha spinta a lasciare Londra.
C’è poi l’estate. A Londra si lavora, sempre. Non esistono vere chiusure estive e, guardando gli amici sui social tornare a casa per godersi il mare e le vacanze, la sensazione era quella di ricevere un pugno allo stomaco.
Maria Elena cita anche “l’idea di tornare in Italia con una data di scadenza, ogni volta solo per vacanza“. Entrambe però confermano che l’aspetto lavorativo italiano non è mancato assolutamente. “Non ci è mancato il modo di lavorare né il trattamento riservato ai dipendenti. In Inghilterra eravamo risorse indispensabili, in Italia solo pedine di prepotenti, uno strumento per i fini dell’azienda, trattate senza rispetto il più delle volte. In Italia non esiste meritocrazia, non si investe sulle risorse umane, cosa che invece lì avviene“.
Tornare in Italia: le storie di Maria Elena e Valeria

Negli anni, le cose sono cambiate. La Brexit, l’inflazione, il calo economico. Tutti fattori che hanno avuto un impatto forte sulla vita degli italiani nel Regno Unito. In tanti hanno iniziato a interrogarsi sul futuro e molti hanno scelto di tornare in Italia dopo anni all’estero, per capire se nel frattempo qualcosa fosse davvero cambiato anche nel Bel Paese.
Maria Elena e Valeria pensavano che Londra sarebbe stata la loro casa per sempre. E invece…
Valeria ha lasciato la capitale inglese nel 2023, a seguito di un lutto che ha stravolto la sua vita. In un momento così delicato, la scelta più naturale è stata tornare in Italia, vicino alla famiglia.
Maria Elena, invece, è rientrata nel 2024. La sua salute mentale ne stava risentendo sempre di più e il caro vita iniziava a pesare. Sentiva il bisogno di un cambiamento reale, sia professionale che personale. Cercava un equilibrio che, però, una volta rientrata, non è arrivato. “Doveva essere un ritorno al nido, ma non lo è stato”.
Entrambe si sono ritrovate in un limbo. Londra era diventata casa. Per Maria Elena lo è stata soprattutto quando ha iniziato a condividere l’appartamento con un’amica: dividere le spese, la quotidianità, avere qualcuno che ti aspettava a fine giornata per parlare davanti a una bottiglia di vino dava alla vita un senso di stabilità, di appartenenza. Amava il suo lavoro, si sentiva nel posto giusto. Poi, col tempo, anche la sua amica ha deciso di rientrare in Italia. Le responsabilità di una carriera in crescita e una stanchezza psicofisica sempre più forte l’hanno svuotata. E sebbene quello fosse stato il periodo più bello della sua vita, ha sentito il bisogno di tornare al nido.
Anche Valeria, oltre il duro colpo personale, si è sentita fuori patria. Londra era la sua casa, in tutti i sensi. Aveva costruito una famiglia, aveva un lavoro che amava e colleghi diventati amici. Ma il dolore per la perdita subita ha anestetizzato tutto il resto, rendendo il cambiamento inevitabile.
Il tornare in Italia dopo anni all’estero: il rovescio della medaglia

All’inizio, entrambe hanno visto il rientro come una cura. Mentre Valeria ha lavorato sul trovare un nuovo equilibrio, trovando un buon lavoro, comprando una casa e andando pian piano avanti, Londra le mancava costantemente. Ritrovare una stabilità non è mai una strada in discesa, ma un percorso fatti di alti e bassi.
Per Maria Elena il suo porto sicuro sono stati i genitori. Voleva vivere il rimpatrio come un’evoluzione del suo percorso: continuare ad avere la sua indipendenza ma con meno pressioni lavorative. Una vita più semplice, dove non fosse necessario lottare ogni mese per arrivare a fine mese.
La realtà, però, si è rivelata diversa. L’Italia, seppur con qualche progresso, non è cambiata quanto speravano. Le ragazze si sono trovate ad affrontare subito le prime difficoltà. La lenta burocrazia per cambiare residenza e il recupero di tutti i diritti da cittadine italiane. I servizi che non funzionano. Gli orari disastrosi che non permettono di risolvere nulla. E poi la mentalità chiusa siciliana. Il razzismo verso gli immigrati, dimenticando che molti compaesani sono immigrati di altre nazioni. L’essere osservate per ogni passo che si fa, ogni gesto, ogni parola. L’essere giudicate solo per esistere: questo ha impattato negativamente sulla salute mentale di entrambe, vivendo il rientro come un trauma.
Eppure, c’è anche l’altro lato della medaglia. L’empatia delle persone, il modo di relazionarsi, di scherzare, di rendere i rapporti più umani. E ovviamente il sole che torna a far sentire il suo calore sulla pelle. Il cibo che sa di buono e genuino. E il mare: a Trapani lo senti sempre, come una colonna sonora costante che accompagna ogni momento della vita.
Tornare in Italia dopo anni all’estero: sentirsi sempre fuori posto
Quando si rientra in Italia dopo anni all’estero, ci sono due domande inevitabili: ci si sente cambiati rispetto a chi è rimasto? E, soprattutto, ci si sente fuori posto?
Sono grata a Maria Elena e Valeria per la loro sincerità.
Valeria risponde senza esitazione: “Assolutamente sì”. Si sente diversa nel modo di affrontare la vita rispetto alla sé pre-Londra. Non si pone limiti, trova soluzione ai problemi anziché piangersi addosso e lamentarsi. Si rimbocca le maniche. Nota anche che le distanze non sono più insormontabili. Magicamente il mondo è diventato più piccolo. “L’esperienza a Londra mi ha fatta crescere tantissimo. Sono maturata e sono diventata una donna forte. Se ho qualcosa da dire, non ho paura di far sentire la mia voce. Ma spesso, quando lo faccio, vengo giudicata o guardata male. Qui il cambiamento spaventa”.
Anche Maria Elena risponde “sicuramente sì”. È orgogliosa della scelta di vivere all’estero e la consiglierebbe a chiunque, anche solo per togliersi i paraocchi e vedere una realtà diversa. Eppure, si sente “indietro” rispetto a chi è rimasto. “I miei coetanei hanno messo radici, comprato casa, costruito una famiglia. Io mi sento nomade”. Ancora oggi si sente fuori posto, anche nelle piccole cose. Un esempio su tutti: la guida. A Trapani è una giungla, senza regole; nel Regno Unito, invece, esistono norme precise da rispettare. Col passare del tempo, riadattarsi a questa mentalità diventa sempre più difficile.
Cosa rimane dell’esperienza di vita all’estero

Al momento, le ragazze vivono il rientro in maniera differente. Valeria si è adattata allo stile di vita italiano, anche se non si sente reintegrata al 100%. Maria Elena invece, man mano che passa il tempo, non riesce a riadattarsi a quella vita e quella mentalità e sogna di ripartire.
Entrambe si portano dietro gli strascichi di una vita che oggi sembra lontana. A Maria Elena manca profondamente la sua indipendenza, la sua libertà, il senso di rivalsa nel non dover contare su nessuno e farcela da sola. A Valeria, invece, manca la possibilità di abbracciare culture diverse in un unico luogo, imparare dagli altri e, più semplicemente, provare nuovi cibi e conoscere nuove tradizioni. Qualcosa che Londra, in questo, sa offrire molto bene.
Inoltre, mentre Valeria si porta ancora dietro l’abitudine di mangiare presto, come gli inglesi, insieme alla puntualità e a un maggiore rispetto per le scadenze, Maria Elena ha fatto sue la precisione, la correttezza e il rispetto delle file e del prossimo. Proprio su questo punto entrambe concordano che importerebbero dal Regno Unito il rispetto, le regole e una cultura lavorativa più sana. Così come un maggiore equilibrio vita-lavoro, l’educazione e una burocrazia più veloce e snella.
Alla domanda “oggi ti senti nel posto giusto?”, entrambe esitato. Il “sì” non esce dalla bocca di nessuna delle due, per quella costante sensazione di sentirsi fuori posto. Maria Elena prova ad autoconvincersi con un “non ancora”, ma poi torna sui suoi passi e aggiunge: “Volevo che tornare in Italia dopo anni all’estero funzionasse. Speravo che il Bel Paese fosse il mio posto nel mondo, ma forse non è così.”
Valeria, invece, quasi sorride e risponde: “Bella domanda. Mi sento a casa grazie alle persone, ma non per il luogo geografico.” Entrambe, infatti, non escludono ritorno a Londra in futuro.
I consigli di due rimpatriate
Seppur entrambe consiglino di partire e fare un’esperienza di vita all’estero, concordano anche sul fatto che i primi tempi non siano affatto una passeggiata. Per quanto partire cambi radicalmente una persona e la faccia crescere sotto ogni punto di vista, tornare in Italia dopo anni all’estero non dovrebbe mai essere considerato una sconfitta. Maria Elena, però, aggiunge una riflessione importante: “Bisogna tornare con la consapevolezza che potrebbe non essere la soluzione giusta ai propri problemi.”
L’ultimo messaggio è rivolto alla loro sé che ha fatto la valigia per la prima volta.
Maria Elena direbbe alla sé del passato: “Brava, fai bene. Avrai porte che si apriranno senza nemmeno accorgertene. C’è tanto a questo mondo che non conosciamo e relegare tutta la vita a una sola realtà, con i paraocchi, non è corretto. Ti precludi troppo. È il momento di spiegare le ali.” E infatti, in sei anni, ha raggiunto i traguardi che si era prefissata: un appartamento da sola e un lavoro che le ha permesso di fare carriera.
Valeria direbbe a sé stessa: “Buona Fortuna, crescerai e ti servirà. Ma stai attenta perché Londra può farti entrare in un tunnel di depressione e non è facile uscirne. Addivettite (divertiti) più che puoi, ma sempre occhi aperti.” Anche lei, negli anni, ha raggiunto successi che in Italia sembravano impensabili, e oggi sta ricostruendo, passo dopo passo, una nuova vita con un buon lavoro e una casa accogliente.
Di un’esperienza di vita all’estero rimane, dunque, la scoperta che casa non è sempre un luogo fisico. Almeno non quello in cui sei nata. Valeria e Maria Elena condividono la consapevolezza che Londra non è solo un ricordo, ma una parte di loro. E tornare in Italia dopo anni all’estero non è un fallimento né un passo indietro. È una scelta complessa, spesso necessaria, a volte dolorosa. È accettare che non tutte le esperienze abbiano un finale definitivo e che alcune servano semplicemente a farci crescere.
Forse il punto non è sentirsi finalmente nel posto giusto, ma concedersi il diritto di cercarlo ancora. Di ripartire, di fermarsi, di cambiare idea. Perché chi ha avuto il coraggio di fare una valigia una volta sa che può rifarlo. E che, ovunque andrà, porterà sempre con sé qualcosa in più.
Classe 1990, viaggiatrice entusiasta, appassionata di fotografia, siciliana ed expat in UK dal 2014. Ti racconto dei miei viaggi in coppia, dei luoghi della mia terra e di come riuscire a vivere una vita da expat senza perdere la testa.


Ho letto con molto interesse le storie di Valeria e di Maria Elena perché scegliere di trasferirsi all’estero è una scelta che richiede molto coraggio, e per questo ammiro molto loro e ovviamente anche te. Immagino che anche tornare indietro non sia per niente semplice, proprio perché poi non ci sente davvero a casa né in un posto né nell’altro. Ma di sicuro è un’esperienza che arricchisce molto. Quello che è certo è che tornare non sarà mai un fallimento ma una scelta che richiede tanto.
Grazie mille per le tue parole Silvia, che sia rimanere o tornare, è sicuramente un’esperienza che cambia.