Make-Up & Rainbows

Sopravvivere alle malattie quando sei adulto

DISCLAIMER: I Manuali di Sopravvivenza sono volutamente ironici e sopra le righe. Non vanno presi (troppo) sul serio.

 

ogni volta che parlando con mia sorella mi dice qualcosa del tipo “Oggi i bambini non sono andati a scuola, hanno l’influenza”, non posso fare a meno di invidiarli. Quando siamo bambini non sappiamo quanto siamo fortunati a poter mettere tutto in pausa nei giorni in cui stiamo male. E solo da adulti scopriamo quanto poco ci siamo goduti questo privilegio.

 

Il lavoro

Se hai la fortuna di essere un dipendente, puoi giocarti la carta della malattia e prenderti qualche giorno. Se sei uno statale, probabilmente ad ogni minimo raffreddore corrispondono almeno due settimane di certificato medico. Ma ovviamente la vostra Rainbow fa parte del magico mondo dei liberi professionisti, quindi per me malattia significa: prendi una Tachipirina, accendi il pc e lavori come se niente fosse. Se ripenso alla piccola Rainbow che si faceva una settimana a letto lamentandosi di non poter andare a giocare a casa delle amiche, tornerei indietro nel tempo solo per avvertirla tipo Spirito del Natale futuro.

La casa

Questa Cosa che la casa non si rimette in ordine da sola quando stai male la trovo un’ingiustizia apocalittica. Tre giorni di influenza e mi sento come i tizi di “Sepolti in casa”. Già al primo giorno d’influenza mi ritrovo con tutti i bicchieri da lavare perché io la Tachipirina la prendo solo solubile (alla bellezza di 35 anni non ho ancora imparato a ingoiare le compresse come i bambini grandi).

Le incombenze

Le bollette da pagare che si accumulano, quel benedetto giro in banca che continui a rimandare. Va a finire che anche se stai male, una volta superata la fase critica, esci di casa come un cavaliere medievale e affronti il mondo esterno. Perché l’influenza non aspetta i tempi umani, ma nemmeno l’ENEL. E siccome la legge di Murphy è sempre valida, ovviamente più stai male più incombenze si accumuleranno.

Livello di dolore

Da adulto impari a convivere con una serie di livelli di dolore, anche perché svegliarsi col collo bloccato non è più considerato una malattia: è routine quotidiana. Quindi gestisci quello che puoi o non puoi fare con una scala completamente diversa di valori. Tipo che non esci di casa solo se hai un’influenza intestinale che potrebbe trasformarti nella bambina dell’Esorcista, o se hai le vertigini e rischi di essere rinvenuto sul marciapiede diverse ore dopo uno svenimento. Per tutti gli altri casi, ci si arma di Oki, Tachipirina e pazienza e si prosegue la vita come se niente fosse. Se poi convivi con una malattia cronica, ormai non ci fai nemmeno più caso e anzi, ti sorprendi nei giorni in cui senti meno acciacchi del solito, ti convinci che qualcosa non va.

“Mamma, mi vieni a prendere?”

Ah, la classica telefonata che facevi a casa quando ti sentivi male a scuola. A 35 anni, la farei ancora molto volentieri, anche se al momento convivo e lavoro a 500 km da casa dai miei. E anche se mia madre nei giorni di malattia si trasformava nel peggior medico disponibile sul mercato, costringendomi a terapie che duravano settimane intere nel tentativo di ripristinare il mio sistema immunitario. Comunque quando sto male il primo pensiero va alla mamma e all’idea di farsi coccolare per qualche giorno. Anche perché il mio compagno è super presente, ma ha un difetto: mi tratta da adulta, cosa che in effetti sono. Invece per la mamma restiamo sempre un po’ bambini, e quando stiamo male abbiamo bisogno di quel trattamento da “ci penso io”.

Il medico di base

Anche perché da adulto quando stai male devi interfacciarti col medico di base, che è una figura mitologica metà drago invisibile e l’altra metà invisibile e basta. Se riesci non si sa con quale miracolo a contattarlo, comunque minimizzerà qualsiasi cosa. Ti è caduto un braccio? Eeeeeeh ma come la fai lunga, c’è sempre l’altro. Due giorni di riposo e passa tutto. Riuscire a farsi visitare dal medico o farsi prescrivere una cura effettiva quando si sta male è più difficile che trovare il One Piece.

 

La vostra Rainbow ha più o meno la salute di una donna tisica del 1800, e un sacco di energie per lamentarsi anche quando sta male. Immaginate il divertimento. Voi come le affrontate le giornate di malattia da adulti?

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