DISCLAIMER: I Manuali di Sopravvivenza sono volutamente ironici e sopra le righe. Non vanno presi (troppo) sul serio.
Quando nel 1994 giravano “Il Corvo” e la celebre scena “Non può piovere per sempre”, non potevano sapere che 32 anni dopo quella frase sarebbe diventata il motto, la luce della speranza di milioni di italiani.
Non so come state messi voi, ma da queste parti l’inizio del 2026 è stato particolarmente piovoso. Tipo che nei primi due mesi avremo visto il sole sì e no tre giorni in tutto.
Il primo che quest’estate lancia l’allarme siccità lo vado a cercare personalmente a casa.
La lavatrice
Una volta superati i 30 anni, la vita si fa noiosa e la pioggia diventa un problema perché non puoi fare la lavatrice. Se piove per tre settimane di fila e non hai l’asciugatrice, praticamente ti trovi a stendere i panni dentro casa in ogni angolo, incluso dentro le pentole.
Durante i diluvi universali di quest’inizio anno, mi sono ritrovata ad avere a che fare con una delle cose più costose dell’universo: non la benzina negli ultimi giorni, ma le lavanderie a gettoni. Per asciugare i panni decentemente in una lavanderia a gettoni gli devi portare l’atto di proprietà della prima casa, un parente e la macchina. E devi pure fare tre ore di fila perché giustamente non sei l’unico ad averci pensato. Quindi ti prepari mentalmente a passare la giornata in dodici metri quadri con altri 37 sconosciuti e una busta piena delle tue mutande.
Le strade
Vuoi provare il brivido si un viaggio nei villaggi del Burundi ma non hai budget? Non preoccuparti, bastano tre giorni di pioggia a Roma e dintorni. Nelle strade si aprono voragini che Stranger Things in confronto è il nulla. L’unico modo per evitarle è invadere la corsia opposta, aumentando del 200% il rischio incidenti. E contando che a Roma si guida come su una pista di Mario Kart, sotto la pioggia si può provare il brivido di non arrivare a destinazione. Anche perché misteriosamente le persone nei giorni di pioggia smettono di saper guidare. Devo ancora capire come questo sia possibile. La patente va a energia solare a quanto pare.
E se pensi di scansare il problema uscendo a piedi, preparati all’esperienza dei gommoni di Gardaland: le macchine di passaggio ti schizzeranno così forte da bagnare pure i vestiti che sono rimasti a casa nell’armadio. Ammalarsi non è mai stato così divertente.
La vitamina D
Per me che sono maniaca della protezione solare e delle passeggiate al sole per prendere un po’ di vitamina D, due mesi di pioggia sono lo scenario più vicino all’inferno che potessi immaginare. A me le giornate di pioggia piacciono, mettono quell’allegria da cioccolata calda, Netflix e plaid sulle gambe da brava vecchia inside. Un giorno di pioggia, magari due, forse tre. Al 77esimo giorno di pioggia mi sento come Jack Nicholson in Shining. Il primo giorno di sole disponibile ero così disabituata alla luce che mi sono rinchiusa in casa manco fossi Dracula. I miei litri di protezione solare mi guardavano perplessi dal mobiletto del bagno. Abituati a essere regolarmente sostituiti praticamente ogni mese, hanno iniziato a prendere polvere. La Hawaiian Tropic mi ha scritto una mail per chiedere se fossi morta, visto che gli faccio il 60% del fatturato annuale.
Energie
Seriamente: c’è qualcuno che mentre fuori piove ha voglia di fare qualcosa? La pioggia spegne qualsiasi energia, ti fa rintanare sotto le coperte. Peccato che viviamo in una società capitalista che ci obbliga a lavorare per vivere. Non capisco perché non esista il “permesso pioggia” tra i vari permessi malattia e assenze da lavoro. Come faccio a lavorare se fuori piove? È contro natura. Gli unici fortunelli sono quelli che magari lavorano in campagna e restano fermi. Certo, loro non prenderanno lo stipendio questo mese, ma vuoi mettere che fortunati che sono a poter rimanere a casa mentre gli altri lavorano?
L’umidità
Il vero problema di due mesi di pioggia non è non poter fare le lavatrici. Non sono le strade che si sfasciano, le energie che vanno giù…
La verità è che dopo i 30 anni due mesi di pioggia significano solo una cosa: umidità a palla e dolori. Io non sapevo nemmeno cosa fosse l’umidità fino a quando una mattina da neo trentenne mi sono alzata che scrocchiavo come un pacchetto di Amica Chips e mia madre mi ha detto “ eeeeeeh, è l’umidità”. Da allora la mia schiena è diventata meglio del dottor Giuliacci quando si tratta di predire il meteo.
Però posso vantarmi di essere ancora in grado di asciugare i capelli all’aria senza risentirne sul collo, perché a me l’umidità prende nella zona lombare. È un vantaggio da non sottovalutare in estate.
Da quelle parti come vanno le infinite giornate di pioggia?
Ciao, sono Rainbowsplash, e mi definisco “un gavettone di colori”: mille passioni, mille cose da fare (sempre in zero tempo) e un sacco di buonumore. Scrivo per passione e per professione. Qui sul blog trovate le mie avventure da fuorisede, i miei consigli a tema beauty e i miei manuali semiseri di sopravvivenza. L’ho già detto che ho mille hobby?

