Vita da Expat

Life Abroad: Sanità in UK

Qualche mese fa sia io che il mio ragazzo siamo stati male e abbiamo avuto bisogno di un dottore che ci assistesse e ci desse le cure adeguate ai nostri problemi; in quattro anni non avevamo  ancora avuto il piacere di fare conoscenza con la sanità britannica.

Ma partiamo con ordine, una volta arrivati in UK, oltre alle mille mila pratiche burocratiche da sbrogliare, tra i vostri ultimi pensieri ci sarà quello di iscrivervi ad una clinica per avere un dottore a meno che non abbiate un problema serio e allora è una delle prime cose che cercherete di sbrigare.
Il desiderio di non cercare un medico valido per voi stessi è presto spiegato: Boots e Well. Farmacie con medicinali da banco che cureranno ogni vostro malessere stagionale; medicine che troverete su internet con gli stessi principi attivi di quelle che compravate in Italia magari con la prescrizione che qui vendono a meta del prezzo e senza l’ausilio della carta che attesti quanto ne abbiate il bisogno.
Il paracetamolo diverrà il vostro amico, un po’ come l’Oki per alcune persone ma senza la controindicazione di bucarvi lo stomaco.

A cosa serve allora un dottore quando avete tutto questo a pochi metri da casa? Considerando che Boots ha quasi 2500 punti vendita in UK e quindi il 90% della gente vive ad almeno 15 minuti dal punto più vicino!
Eppure parte della “adult life” è anche avere la sicurezza che se qualcosa di brutto accada alla tua salute, tu abbia qualcuno a cui riportare la malattia e che ti aiuti. Quindi ti informi su come funziona il sistema sanitario e… niente, ne rimani sconvolto.

Scordatevi il classico dottore che vi segue da quando lasciate il pediatra fino alla fine dei vostri giorni, dimenticatevi delle sale d’attesa piene di vecchi che non sanno neanche più perché vanno giornalmente dal medico; lasciate ogni speranza o voi che pensavate che sarebbe stato facile accedere ad un vero dottore.

La prima cosa che dovrete fare è cercare la clinica più vicina a voi, andare ad informarvi su cosa vi serve per registrarsi con loro, riempire i moduli che vi chiederanno le vostre generalità, indirizzo, storia medica vostra e dei vostri familiari, il vostro stile di vita, se fumate, vi drogate o bevete e pure una prova di indirizzo per verificare che quella sia davvero la clinica più vicina a voi; aspettate poi dal paio di giorno alle due settimane per avere conferma della registrazione e siete pronti a prendere appuntamento.

Ho affrontato questo processo tre volte da quando vivo qui. La prima volta era già passato un anno da quando stavo a Londra, ero nel mio primo vero appartamento – niente più case in condivisione – e, credendomi finalmente adulta, decisi che il dottore era lo step successivo da seguire. In sei mesi non sono mai andata in quella clinica, seppure rimasi registrata con loro per quasi un anno anche quando avevo cambiato indirizzo e zona della città!
Mi sono trasferita a Cardiff e ho passato quasi altri sei mesi prima di decidermi a cambiare clinica, di sicuro non potevo farmi due ore di treno per andare dal dottore che stava in un altro stato (ebbene sì, Scozia, Irlanda, Inghilterra e Galles sono quattro stati diversi; vengono chiamati “home nation” in UK) soprattutto se mi fosse successo qualcosa di grave e così cercai nuovamente la clinica, rifeci il processo di dare tutte le informazioni e aspettai.
Mi decisi a fare anche delle analisi del sangue e, con mia grande sorpresa, scoprì che in UK è quasi tutto gratis. Analisi, ecografia, visite dalla specialista… Persino i medicinali con la ricetta sono gratis. Qualcosa finalmente di buono, mi dissi, fin quando dopo le analisi non tornai dal dottore per un problema più serio e capii esattamente come funzionava.

Prima di tutto quando prendi appuntamento, non vai dal dottore ma bensì parli con un paramedico. Lui/lei decide se il tuo problema è qualcosa di specifico che ha bisogno di un consulto medico oppure è qualcosa di normale che ti può passare con antibiotici e riposo o il caro vecchio paracetamolo – con cui mandano a casa il 98% delle persone.
Hai il cancro? Paracetamolo. Stai morendo? Paracetamolo e riposo! Oh, il paracetamolo non funziona? Prova l’ibuprofen. E non sto neanche scherzando. In media più del 50% delle malattie non vengono curate in tempo o del tutto perché al triage – cioè quando vedi il paramedico prima di un vero dottore – ti mandano a casa con qualche medicina blanda e via.
Quello che mi è successo è una storia simile, non avevo il cancro o qualche malattia grave ma comunque era un problema che avevo avuto in Italia e sapevo come sarebbe stato l’iter e il risultato dopo mesi di terapia. Ecco, io all’iter da seguire non ci sono mai arrivata. Mi mandarono a casa dicendomi che era una cosa normale e che non dovevo preoccuparmi più di tanto.

Avevo perso fiducia nel sistema sanitario e non ne volevo più sapere. Eppure dopo due anni, il mio ragazzo ha avuto un problema e, non avendo chissà quali esperienze con i dottori e non sapendo cosa fare siamo corsi in ospedale. Dovete capire che qui, nella capitale gallese ci sono due ospedali enormi, entrambi lontani dal centro città. Abbiamo speso una fortuna in taxi per andare da uno all’altro in tre giorni che ad avere una diagnosi fatta bene.
La prima notte, erano le 5:30, avevo appena fatto otto ore al lavoro e corro in ospedale. Spieghiamo il problema e ci dicono che dobbiamo parlare con il nostro medico di base e che loro non ne vogliono sapere niente.
Sia io che il mio ragazzo quella settimana lavoravamo di notte quindi la mattina non potevamo passare dal nostro medico. Decidiamo la seconda notte di provare ad un altro ospedale che sembrava più vicino per poi scoprire che non era un vero ospedale ma una casa di cura. Incazzata nera perché se ti chiami ospedale, sei un cavolo di ospedale e se sei una casa di cura, ti definisci tale, riprendiamo un taxi e passiamo all’altro vero ospedale. Mezz’ora per capire quale fosse l’entrata per le emergenze, scopriamo che non hanno il reparto che ci interessava e ci rimandano al primo ospedale della notte precedente. Torniamo a casa stanchi e desolati dalla situazione.
Alla terza nottata, proviamo a tornare nel primo ospedale. Stavolta la paramedico è più comprensivo, ci ascolta, le spieghiamo che in Italia se hai un problema così vai alla guardia medica e al pronto soccorso. Ovviamente ci fa notare che in UK la cosa è diversa ma se siamo venuti fin lì dall’altra parte della città alle 4 di mattina e che siamo disperati e abbiamo voglia di aspettare e di passare in secondo piano rispetto alle vere emergenze – coma, incidenti stradali, accoltellamenti – allora possiamo prendere posto e nelle prossime due ore dovremmo essere visti.
L’attesa è in realtà un’oretta ma riusciamo a vedere uno specialista che capisce subito il problema, prescrive il giusto medicinale per il mio ragazzo che dopo cinque giorni guarisce, come aveva detto il dottore.

Fatica, e tanta pazienza ecco cosa ci vuole. Ma ovviamente non c’è due senza tre e dopo poco ho un problema io. Affranta dalla situazione, non voglio subito vedere il medico ma peggioro e non ho altra scelta. Alla prima, mi danno gli antibiotici di cui ho bisogno per cinque giorni. Miglioro ma barcollo ancora. Torno dal medico: “oh, quello è passato ma i residui passeranno col il tempo. Stai prendendo il paracetamolo? Non ti fa niente? Passa all’ibuprofen”. Quando vi dicevo che non scherzavo.
Frustrata, torno a casa e prendo sto maledetto ibuprofen. Sono rimasta altre tre settimane con i residui ma ce l’abbiamo fatta.

Non ammalatevi se siete in UK, questo è quello che posso consigliarvi. O, se avete £300 da spendere, fatevi un self-referral e andate da uno specialista a pagamento. Le cose gratis arrivano solo dal vostro medico di base, se voi pensate davvero che avete bisogno di un medico specifico ma lui no, dovete andare con i soldi alla mano e farvi un auto-referenza per prendere un appuntamento.

Oppure fate come tutti gli italiani, si prendono qualche giorno di vacanza, prendono l’aereo, tornano dal loro medico di base e guariscono nel tempo stabilito da quel signore con gli occhiali che li conosce da quando avevano 10 anni e dalla scrittura incomprensibile che, ancora oggi che hai quasi 30 anni, ti offre la caramella al limone che ti piace tanto (e se ne frega poco che non risiedi più in Italia e che non potresti avere accesso alla sanità italiana perché residente all’estero).

Rubrica “Life Abroad”

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52 commenti

  • sowmyasofia

    Anche qui in Polonia trovi praticamente tutto quello che ti serve senza bisogno della ricetta, a volte anche dal benzinaio 🙂 Diciamo che agevola di molto il curarsi senza fatica

  • Cri Folletta

    Mi ha fatto riflettere il tuo racconto! Anch’io all’estero ho purtroppo utilizzato la sanità ma per fortuna avevo un’assicurazione italiana da ex pat altrimenti non ce l’avrei fatta!

  • Martina Bressan

    Non sapevo che in UK fosse così complesso e difficile farsi curare. La sanità in Italia è spesso messa male, ma quello che ho letto qui mi fa preferire di gran lunga la nostra sanità. Certo parlare con un paramedico, potrebbe anche essere una giusta soluzione, per “gestire” al meglio certe situazioni e “smaltire” le code, ma questo poi deve mandarti da un vero medico, dallo specialista che deve valutare il tuo problema… insomma non si può risolvere tutto con il paracetamolo! Facendosi un’assicurazione privata la cosa può cambiare?

    • Lost Wanderer

      Infatti se la figura del paramedico fosse qualcuno che ascolta tutta la tiritera per poi mandarti davvero da uno specialista, allora sarei d’accordo anche io ma qui i paramedici non sono proprio propensi a farti vedere i medici.
      In realtà anche con l’assicurazione, andresti a spendere ugualmente £300 a visita non rimborsabile.

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