Viaggiare con la mente

Viaggiare con la mente #1

Nuovo anno, nuova rubrica. Dall’inizio del blog, i Preferiti erano stati una costante del 15 di ogni mese. Man mano che stilavano i nostri preferirti durante il 2019, ci siamo rese conto che era una rubrica che non ci portava più nulla. Era quasi diventata un obbligo così tra i buoni propositi, ci siamo rese conto che volevamo scrivere di una nostra passione che sul blog non aveva mai visto la luce: la letteratura. 

Entrambe, fin da piccole, divoravamo libri. Le nostre case hanno visto librerie riempite negli anni dai più disparati generi. A volte guardandole adesso, ci vergogniamo un po’ di alcuni titoli (Twilight, sì, proprio quello!) ed altri li guardiamo ancora con ammirazione adorante (Potteriane nel cuore). Abbiamo anche avuto momenti in cui i libri non volevamo neanche vederli. Adesso, con una maturità diversa, ci siamo riapprocciate al mondo dei libri e alla loro bellezza. 

Veronica li usa per viaggiare con la mentre ed straniarsi dal mondo esterno. Rainbow li divora e ne ha fatto una professione scrivendo fumetti. Entrambe con i propri gusti. Entrambe a proporvi un titolo sperando di incuriosirvi. 

La proposta di Veronica

“Quando arrivi, chiama” di Anna Mittone

Silvia ed Emma. Mamma e figlia. Quarantasette anni una e diciassette l’altra. Un rapporto come tanti tra litigate estreme e amore immenso fatto di complicità e sorrisi. Un rapporto che potrebbe sparire da un momento all’altro il giorno in cui Emma parte per un viaggio studio in Canada. 
La corsa all’aeroporto con l’ex marito e i tanti, troppi bagagli di quello scricciolo che sta diventando donna. La salutano, aspettano una sua chiamata allo scalo a Parigi ma quella chiamata non arriva. 

Un attentato colpisce l’aeroporto di Charles de Gaulle. Silvia, che nel frattempo conosce Michele, padre di uno dei compagni della sua Emma, si fa prendere dal panico. “Io vado a Parigi”, le basta quello per non pensarci due volte e seguire Michele in un viaggio in macchina che li farà avvicinare nella lotta contro la paura e la speranza di riabbracciare i loro figli.

🕮

Il rapporto madre-figlia burrascoso, la trama intensa; il sogno di viaggiare e la consapevolezza del lasciar andare. Questa storia mi ha parlato al cuore. A tratti è stato un pugno nello stomaco, uno schiaffo in pieno viso e avrei voluto prendere la cornetta e chiedere scusa a mia madre per tutte le volte che mi ero comportata proprio come Emma; proprio come un’adolescente. Racconta quel periodo burrascoso in cui tutti passiamo con un realismo in cui ognuno di noi potrebbe cimentarsi. 
Fa entrare anche nel modo dal punto di vista di un genitore, per chi genitore ancora non lo è. Ho rivisto i miei quando mi hanno lasciata partire. Ho ceduto all’ansia e al pianto al momento dell’addio in aeroporto.

Mi ha tenuta con il fiato sospeso fino alla fine per avere notizie sempre più dettagliate dei ragazzi dopo l’attentato. Ho odiato Michele e poi l’ho amato. Ho odiato Luca e poi ho gioito per lui. Tutti i sentimenti contrastanti li ho riservati ai personaggi maschili di questo libro. Le vere eroine dopotutto erano proprio Silvia ed Emma e la loro storia che mi è entrata sottopelle, rendendola una delle migliori che ho letto dopo tanto tempo. 

La proposta di Rainbow

La scuola di pizze in faccia del professor Calcare (Bao Publishing, 22€)

Un po’ per esigenze lavorative, un po’ per puro piacere, sono un’avida lettrice di fumetti. Ne leggo di tutti i tipi, ma ci sono alcuni autori di cui non mi perdo un’uscita, e Zerocalcare è uno di questi. Conosciutissimo ormai anche al di fuori della cerchia di “appassionati del fumetto”, candidato al Premio Strega… insomma, se non avete mai letto nulla di suo vi consiglio di recuperare. E potete farlo partendo dalla sua ultima pubblicazione, uscita a Ottobre 2019 per Bao Publishing, “La scuola di pizze in faccia del Professor Calcare”.

Si tratta di una raccolta di 300 pagine che mette insieme articoli comparsi sul blog di Zerocalcare, reportage di viaggio alla Biennale di Venezia, impressioni a caldo sulle ultime stagioni di Game of Thrones, articoli pubblicati su altre testate come Wired, L’Espresso… insomma, tutto quello che potreste esservi persi dell’autore negli ultimi anni.
Io personalmente seguo il blog di Zerocalcare, ma non compro Wired o Best Movie da un bel po’ quindi è stata un’ottima occasione per recuperare qualche suo pezzo, ma anche per rileggere quelli che avevo già trovato nel blog.

Il punto di forza di Zerocalcare, secondo me, è quello di riuscire ad essere incredibilmente trasversale: se è vero che il suo pubblico principale probabilmente sono i nostalgici degli anni ‘80, la sua narrazione riesce ad abbracciare un’intera fascia di pubblico che va dai 20 ai 40 anni. Tutti gli appassionati di serie tv, i romani più o meno di periferia, i millennial che vivono da soli, i fuori sede, quelli con gli “amici che si accollano”, i fumettisti si sono riconosciuti, almeno una volta, nei suoi racconti di vita quotidiana. Un bel libro da regalare, regalarsi o farsi regalare.
Io l’ho ricevuto per Natale, ma al posto di “divorarlo” in una volta sola, ho preferito “razionarlo” gustandomelo in piccole dosi, come si fa col dessert a fine pasto. E ora che l’ho finito mi viene già voglia di andarlo a rileggere.

 

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Lost Wanderer

veronica

Lost Wanderer

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