Diario di una fuorisede

Pacchi in cambio di dolci

Se ti sei perso l’episodio precedente puoi recuperarlo qui.

Per un po’ di anni ho vissuto in un quartiere… pittoresco. Diciamo che i Carabinieri ci facevano una capatina almeno una volta a settimana quindi puoi immaginare quanto fosse tranquillo viverci.  Negli anni ho assistito a sfratti, arresti, figli tolti ai genitori, incidenti stradali, auto date alle fiamme… No, non vivevo a Caracas, ma in una località di mare sul litorale romano. 

Dormire era un’impresa, considerando che i vicini che non si facevano arrestare erano comunque quelli che alle tre di notte facevano la lavatrice e apparecchiavano la tavola per accogliere i parenti. 

Ho accumulato Così tanto karma da riscattare che quando mi sono trasferita mi sono trovata nel condominio perfetto, con la vicina perfetta.

Attualmente convivo nel mio compagno, sempre nella provincia romana. In un condominio di gente che passa tutto il giorno fuori per lavoro, e ritorna a casa solo per dormire. Se non avessi personalmente visto i miei vicini di casa qui e lì nel condominio, o le loro auto parcheggiate nei garage, probabilmente penserei di essere l’unica che vive qui.

Anche perché siamo a piano terra, e l’unica “vicina di casa” che potrebbe darci qualche noia è quella che vive al primo piano. Che però spesso lavora tutto il giorno, tutti i giorni, anche festivi.

Quindi è come non averla. 

Quando la sento passare l’aspirapolvere o montare qualche mobile rimango quasi sconvolta. Per dire, è il tipo di persona che viene a scusarsi se il giorno del suo compleanno invita gente a casa per festeggiare. Non credevo nemmeno più esistessero persone così.

Lei è praticamente una presenza eterea e impalpabile, ma c’è qualcosa che la riguarda che è molto più concreto: i corrieri.

Quando sono arrivata nel palazzo, dopo un paio di settimane mi è capitato che il corriere citofonasse, chiedendomi se poteva lasciare a me un pacco destinato a lei. Lo aveva già fatto in passato, lasciando dei pacchi al mio compagno. Non ci ho visto nulla di male e anzi, da lì la situazione si è ripetuta parecchie volte. Soprattutto dopo ce ho informato la vicina che lavoro da casa, quindi bene o male sono sempre qui a prendere polvere.

Sapete dove lavora la vicina stacanovista?

In un bar pasticceria.

E sapete come mi ringrazia per il fatto che le ritiro i pacchi?

Con vassoi di dolci.

Cornetti, pasticcini da te, biscottini, bignè… nei mesi, ho provato praticamente tutto quello che il suo bar pasticceria offre, senza averci mai messo piede davvero.

Questo scambio equo va avanti ormai da mesi, eppure ogni volta che citofona mettendomi in mano un vassoio di paste io sono lì a fare tutta la scena del “nooooooo, ma non doveviiiiii.” mentre sono già lì a immaginarmi a fare colazione con le cose buone che mi ha portato.

Stavolta il karma si è davvero fatto perdonare. Che poi sarà che, essendo cresciuta al sud, certe cose mi sembrano più che normali. I rapporti col vicinato sono sempre stati una parte fondamentale della mia vita. Per dire, da bambina scavalcavo il muretto che separava casa mia da quella dei vicini e andavo a giocare con le loro figlie. Ed era perfettamente normale che i corrieri lasciassero a noi i pacchi destinati a loro. Non si era soltanto delle persone che per qualche malaugurato caso erano finite a vivere vicine, ma una vera e propria comunità dove ci si dava una mano per qualsiasi cosa. Praticamente ci si faceva da babysitter/cuochi/tuttofare a vicenda. 

Si rompe un tubo? Chiami il vicino idraulico.

Il bambino ha la febbre ma devi andare a lavorare? Chiami la vicina casalinga.

Sei in partenza per le vacanze? Il vicino controlla che a casa sia tutto ok.

A scriverle così, un po’ mi mancano tutte queste cose. Viviamo in condomini sempre più grandi e con più appartamenti, eppure siamo sempre più soli. Quando ero a Roma, non sapevo nemmeno i nomi o i volti di chi viveva nell’appartamento accanto al mio. Ognuno si chiude nel proprio mondo e non sa cosa succede a qualche passo.

Ma magari sono di parte… perché di vicini che ti portano i pacchi di dolci ne vorrei a vagonate!

Intanto mi limito a godermi la convivenza… ma come sempre questa ve la racconto un’altra volta.

8 pensieri su “Pacchi in cambio di dolci”

  1. Io non so nemmeno chi mi abita di fronte. Eppure abito in una piccola città… nemmeno durante il lockdown Si è instaurata l’empatia che tanto dilagava nelle altre città colpite dalla chiusura obbligata. Mah … forse meglio così! Alemno non ingrasso no??

  2. Bello questo articolo, ognuno di noi ha un vissuto diverso e esperienze decisamente particolari e questo mi piace. Leggere e ascoltare le storie degli altri lo adoro, mi fa fare giri pindarici e mi immerge nella vita degli altri attraverso l’immaginazione. Questa cosa delle paste però è decisamente la ciliegina sulla torta… a me il mio vicino manco mi saluta!

  3. Io abito in un paese, e anche prima… e prima ancora…
    La sola idea di un condominio mi fa venire orticaria e la claustrofobia… però… però… ecco, diciamo che certi giorni vorrei davvero non conoscere nemmeno i volti o i nomi di chi mi abita vicino…

    1. Io sono cresciuta in una villetta. Fare il passaggio in condominio è stato un vero e proprio trauma!

  4. Che invidia! No dico, per i dolci. Io ho dei vicini da casa gentili ma piuttosto freddini, molto lombardi ecco. Io ritiro i colli dei corrieri loro non sanno mai se se sono abbastanza autorizzati e quindi preferiscono rimandarli in giacenza. Cose così. Forse un pò di sana invadenza del sud non farebbe male nel nostro composto condominio padano

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