L'arte di...

L’arte di… essere PROUD

La pagina bianca mi fissa da ore e io non riesco proprio a soddisfarla. So che è affamata, che ha bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa. Un punto, una virgola, una maiuscola, persino un punto di domanda, messo lì, come inizio. Mi fisserebbe ancora più contorta, mi porrebbe domande a cui non saprei cosa rispondere.
Vuole qualcosa da sentire, da assorbire; raccontare a suo volta. Ed io sono qui; sono un pozzo vuoto, nero come l’abisso; nero proprio come l’inchiostro che non vuole salire. Macchia soltanto il fondo e resta lì, quasi a rapprendersi, come il sangue di una ferita che è stata aperta a lungo. Eppure raschio, raschio ancora e vedo che si apre; non riesce a rimarginarsi. La spremo. Eccolo, l’inchiostro inizia ad uscire, litro dopo litro inizia a riempire il pozzo. Sgorga.

Parola dopo parola quel bianco si rianima. L’anemia è quasi scomparsa da quanto nero c’è. Forse troppo adesso, basta. Ma ormai ha cominciato e il nero è difficile fermarlo finché non ha consumato tutto ciò che ha da dire.

Nero d’inchiostro, nero di viscere che vengono buttate fuori come un peso non voluto che dev’essere liberato; come dei calcoli: quelle pietruzze che stanno lì, nello stomaco. Fanno male, è un dolore assurdo e lancinante che non si sopporta; altre volte neanche te ne accorgi invece, quasi siano appisolate, quasi siano in letargo. Inizi a provare fastidio dopo mesi, quando senti che qualcosa si muove, un corpo estraneo che è lì e non riconosci. Un po’ come i sentimenti.

Ci sono giorni in cui non provi nulla; la noia totale fa da padrona a certe giornate lente che si proseguono di ora in ora senza nulla di eccitante, di nuovo. Ci sono altri giorni in cui provi tutto, potenziato an e non capisci come possa una persona passare dal pianto alle risate, dalla rabbia alla calma assoluta. Come se anche tu fossi in bianco e nero; gli stati intermezzo non vengono contemplati quasi eppure… i colori. L’arcobaleno.

La sfera emotiva è così varia di sfaccettature che neanche ce ne rendiamo conto a volte. Così lo è quella sessuale. Ci avete mai riflettuto davvero, anche solo un secondo, cosa vi piaccia? Avete mai guardato quel ragazzo in maniera diversa, un po’ come avete guardato quella ragazza? Avete mai provato qualcosa di strano in voi, come se non vi riconosceste del tutto? Siete voi, gli sbagliati o sono loro? Siete voi i normali o loro gli ottusi? Siete, sono, siete, sono… Siamo.

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Viviamo in un mondo di etichette, siamo diventati come i pezzi di carne che compriamo al supermercato; un quadratino di informazioni. Data di nascita, età, sesso, provenienza, peso… Come se fossimo solo questo, come se non ci fosse nient’altro. Manca solo una data di macello scritta i fronte e siamo perfetti, pronti all’omologazione; pronti alla vendita della vita. Eppure… Eppure.

Eppure abbiamo gli occhi chiari o scuri, i capelli ricci o lisci; ci piace la carne o il pesce o entrambi o niente, sai, siamo vegetariani, vegani, fruttariani. Siamo alti o bassi, magri o in sovrappeso o abbiamo una malattia del cibo. Siamo appunto malati o sani come pesci o magari non sappiamo di essere malati e ci crediamo sani; abbiamo una data di scadenza e non ci pensiamo.

Eppure abbiamo altre caratteristiche: le lentiggini, gli occhiali, una protesi, l’apparecchio, i brufoli. Eppure siamo persone, non animali da macello, non entriamo in una sola categoria. Non siamo bianco o nero. Siamo a colori.

Siamo maschi, femmine, o entrambi o ancora non lo sappiamo. Siamo etero, bicuriosi, bisessuali, pansessuali; gay, lesbiche, intersex, genderqueer; trans, poliamore, lo stiamo ancora scoprendo e non siamo animali. Non mangiamo, non siamo contagiosi. Siamo persone e vogliamo gli stessi diritti degli altri.

Abbiamo sogni, speranze. Vogliamo sposarci con la persona che amiamo un giorno, vogliamo avere la possibilità di crescere dei figli e non riusciamo ancora a capire come e perché c’è qualcuno che decida per noi se questi nostri diritti siano giusti o sbagliati; da approvare o meno.

Ci sentiamo bianchi e neri a volte perché è la società a dirci che non possiamo vivere a colori. Dobbiamo oscurarci per un bene comune, eppure… Eppure. Eppure lo abbiamo fatto per anni, chiudevamo dei cassetti arcobaleno a chiave, a doppia mandata pur di scacciare la nostra vera natura. Abbiamo provato a scacciare quello stesso arcobaleno nel fondo di un armadio finché abbiamo detto basta. Finché i colori sono esplosi così, da nulla, o meglio, dal profondo del cuore. Perché, vedete, quei calcoli di cui vi parlavo prima? Ecco, quelli, una volta tolti sapete che colore e forma hanno? Alcuni assomigliano a gemme. Sono striati, colorati; sembrano alabastri, lapislazzuli, ametiste… Tutto quello era dentro di noi e non ce ne accorgevamo finché non lo abbiamo letteralmente tirato fuori.

È per questo che oggi festeggiamo ogni mese, in ogni angolo del mondo. Festeggiamo le gemme che ci siamo resi conto di essere quando ci siamo liberati di un’etichetta troppo stretta. E la società può solo baciarci il c**o.

Con affetto, LGBT (Life Gets Better Together)!

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3 commenti

  • Mirko

    E’ difficile lasciare un commento sotto un post del genere.

    Difficile decidere da dove partire o elencare i suoi pregi o semplicemente ammettere quanto è bello tutto questo proud colorato. Argomento che se non erro abbiamo trattato più volte e la pensiamo alla stessa maniera😉. Spesso come un abile restauratore a chi mi chiede “cosa sono”, senza grazia e con pura curiosità (e senza l’arte della riservatezza), rispondo “Sono Mirko”. Staccando appunto quell’etichetta e i vari residui di colla che ancora in qualche modo danno presenza che da qualcuno sono stato già inquadrato e “marchiato”:
    Mi viene in mente “L’avvelenata di Guccini” e quel

    “Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone
    Io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista
    Io ricco, io senza soldi, io radicale
    Io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
    Io frocio, io perché canto so imbarcare
    Io falso, io vero, io genio, io cretino
    Io solo qui alle quattro del mattino
    L’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare”

    Perché alla fine, senza andare fuori tema, tutti siamo tutto e il contrario di tutto. Tutti quando siamo “soli alle quattro del mattino” ci facciamo alcune domande. Basta dubbi, siamo noi stessi, siamo nomi propri…colori! Unici nel nostro genere.
    Mi viene in mente un dialogo letto dal libro “tutto quello che un uomo”, di David Slazay, che tratta proprio ciò che tu e cito “Ci avete mai riflettuto davvero, anche solo un secondo, cosa vi piaccia? Avete mai guardato quel ragazzo in maniera diversa, un po’ come avete guardato quella ragazza? Avete mai provato qualcosa di strano in voi, come se non vi riconosceste del tutto? Siete voi, gli sbagliati o sono loro? Siete voi i normali o loro gli ottusi?”. Non sto a trascrivere tutto il dialogo, visto che il commento è già lungo di per se.

    Veramente un post ricco di energia positiva. Soprattutto per come è nato in crescendo dal nulla, qua mi ha fatto ricordare invece una scena del film “Scoprendo Forrester” proprio sul “come nasce un racconto”.

    Festeggiamo felici!

    • Veronica

      Carissimo Mirko, come sempre i tuoi commenti non solo mi lasciano meravigliosi spunti ma mi riempiono il cuore di gioia.

      Sono cresciuta senza l’idea che bisogna per forza amare il sesso opposto. Un po’ perché non ci avevo mai riflettuto davvero sulla cosa, un po’ perché i miei genitori non mi hanno mai messo paletti sull’amore, senza saperlo probabilmente.

      Sono maturata con l’amore è amore. Una persona è una persona. Importa davvero cos’ha in mezzo alle gambe? Forse è un discorso cui molti non sono in grado di affrontare.

      Grazie per la lettura e la comprensione costante. ❤

      • Mirko

        Da “Tutto quello che è un uomo”, di David Slazay

        “Lei sa, pensa.
        Si, ma cosa sa? Cosa c’è da sapere? Lui stesso, cos’è che sa? Che certi uomini…Qual’è la parola giusta? Lo affascinano? E che, turbato da quella fascinazione -ammesso e non concesso che sia la parola giusta-, a volte gli capita di sentirsi…come? Ineffabilmente imbarazzato in loro presenza?Già, proprio così. E non c’è altro da sapere. Perché non ha mai osato anche solo immaginare di…”

        Direi che è una risposta perfetta alla domanda che avevi posto nel blog e che avevo ricopiato 😉

        Grazie a te, credimi. Non smettere mai di scrivere e di creare post su post (restando fedele all’inizio di questo appena letto) E se hai qualche dubbio sui post, Sean Connery nel film sopra citato… “Punch the keys, for god’s sake!” 😂

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