L'arte di...

L’arte di… avere umanità

Io non ho paura; era il titolo di un film ma è anche quello che provo in questo momento.

Se cammino per strada, non ho paura. Se sento un’altra persona parlare un’altra lingua, non ho paura; non mi chiedo cosa stia cospirando contro me, la persona che mi sta affianco o il mondo intero. Alzo gli occhi, sorrido a chi mi viene di fronte; offro un supporto morale a chi è diverso. Che poi, diverso, chi è?

Mi chiedo se mi sentirei ugualmente così tranquilla in Italia, circondata da persone che vedono il male in chiunque. Mi dico che, sì, continuerei ad avere la mente aperta; io, che credevo nell’uguaglianza, che amore è amore a prescindere da quali generi compongano una coppia, da prima che mi trasferissi e vedessi un paese dove a nessuno frega nulla se sei LGBT o di una razza diversa dalla loro. Da prima che viaggiassi di più e mi rendessi conto che diverso non è nessuno, siamo tutti umani. E pochi lo capiscono.

Pochi capiscono che siamo tutti uguali, che se io sono nata in un paese e i miei genitori in un altro, io sono comunque cittadina del mio paese in primis. Importa davvero che io non abbia la pelle bianca? Che in casa mia si parla una lingua diversa da quella che parlo con i miei amici? Importa davvero che all’apparenza io sia diverso?

Mi viene rabbia a pensare a quei ragazzi che nascono in Italia e non abbiano diritto alla cittadinanza del loro paese. Rabbia che vengano trattati come criminali perché la loro fisionomia è diversa da quella dei più. Sgomento perché sono più italiani di me eppure trattati come gente di secondo, terzo, quarto livello. Indicati, bistrattati, offesi da gente che d’italiano cos’ha?

Mia nonna paterna era algerina. I miei bisnonni materni spagnoli. Sono nata in Italia da genitori italiani ma che hanno sangue di nazionalità diversa. Dovrei essere trattata diversamente solo per il mio DNA? Tutti penserete e direte no, sapete perché? Perché ai vostri occhi sembro e sono italiana.
Se avessi detto mio padre è algerino, mia madre spagnola; sono nata in Italia da una coppia mista. Ho la pelle mulatta, vi suonerei comunque italiana? Direste sì, ma pensereste “no”; non ho la pelle bianca, i vostri tratti, non sembro italiana.

Mi chiedo da dove derivi questa paura del diverso. Quando nasciamo, vediamo davvero le differenze tra una persona e l’altra?

I miei genitori mi hanno insegnato che bisogna conoscere una persona prima di giudicare. Ho avuto compagne di scuola che non erano mozzarelle come me ma erano tali e quali a tutte le altre compagne, non ci vedono nulla di diverso. Avevano sogni, desideri, paure. Hanno però dovuto aspettare di avere 18 anni per essere riconosciute dallo stato come italiane. Alcuni chiesero se avrebbero festeggiato.
Festeggiato cosa? Sono italiana dalla nascita.

Ho mentito. Ho paura. Ho una fifa nera che il mondo diventi sempre peggio. Il mio tornare in Italia una volta l’anno, è sempre più sporadico per colpa della gente, dei comportamenti dell’altro. Divento xenofoba in quei pochi giorni che resto nel suolo italico; lo divento nei confronti della mia stessa razza.

Ho paura che un giorno anche qui, nel Regno Unito dove vivo, si possa verificare una cosa simile. Quando avrò dei bambini, ho paura che subiranno la stessa cosa. Saranno inglesi ma allo stesso tempo non lo saranno e come glielo spiego ad un bambino che è nato qui che non è di qui perché quattro scemi al potere hanno deciso per lui, per me e suo padre?
Si reciderà a metà, tra la sua parte inglese e quella italiana. Quando andrà a trovare i nonni non si sentirà italiano ma allo stesso tempo verrà riconosciuto da quello stato; quando sara a casa in UK si sentirà di appartenere a quel posto ma allo stesso tempo lo stato non glielo permetterà.

Ci sono tante cose che gli altri non pensano quando giudicano qualcuno. Ci sono tanti elementi che non vengono presi in considerazione. Allo stesso tempo, è troppo scomodo portare le scarpe altrui. Eppure… Eppure… Basterebbe un po’ di sensibilità in più; coraggio in più e fregarsene un po’ di più.

Vivi e lascia vivere che, per quanto sia una frase fatta, farebbe del bene a quest’umanità che di umanità inizia ad avere ben poco.

25 commenti

  • giumanu2006

    Credo che l’umanità sia troppo vasta per poter fare dei ragionamenti a lungo termine,io sono un’ottimista per natura e penso che in un futuro si sia più sensibili verso tutti o almeno ci spero…

  • Mary Pacileo

    Davvero bello questo tuo articolo, dovrebbero leggerlo anche coloro che non pensano che siamo tutti uguali e tenerlo ben in mente

    • Veronica

      In Italia la situazione diventa di anno in anno sempre più assurda. Sud e Nord, italiani ed emigrati. A volte penso che la gente dovrebbe guardare un po’ più in là del proprio naso. Chissà quanti amici o parenti ha al Nord o all’estero, vorrebbe che trattassero quei cari in maniera diversa? Non credo.

  • Lory

    Queste tue riflessioni sono profonde ed intelligenti. Purtroppo la realtà è che la paura del diverso c’è sempre stata, la supremazia del forte sul debole, di una razza su di un’altra… la storia ne è piena. Basta pensare all’Italia, dove la cosiddetta questione meridionale ma non è mai stata realmente chiusa… È un peccato, una vergogna: la cultura dovrebbe aprire le menti, gli orizzonti e invece…

    • Veronica

      Possiamo solo sperare che le generazioni future vengano educate in maniera diversa. Il cambiamento inizia comunque da noi in primis.

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