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Diario di una fuorisede,  Expat vs Fuorisede,  Vita da Expat

Fuori casa: intervista doppia ad una fuori sede ed un expat

Dopo aver pubblicato le nostre risposte per il Sunshine Blogger Awards, io e Veronica abbiamo ricevuto un sacco di commenti su come fosse stato interessante “poterci conoscere meglio” per voi lettori. Dopotutto ci rendiamo conto che spesso le nostre due voci non si incontrano spesso sul nostro blog se non per la nostra passione letteraria.
Quindi abbiamo deciso di inaugurare una nuova rubrica dove troverete una serie di articoli scritti a quattro mani, in cui potrete scoprire qualcosa di più delle autrici. A partire da uno dei temi base del blog: la vita fuori casa. Che si tratti di essere fuorisede come me, o expat come Veronica, c’è un sacco da raccontare.

Ci siamo poste cinque domande ciascuno a cui abbiamo risposto entrambe. 

Photo by Holger Link on Unsplash

Veronica: Se potessi vivere da fuori sede in Italia che città sceglieresti?

Ho sempre amato Roma e quindi avrei probabilmente scelto proprio la nostra bellissima capitale per diventare fuori sede. Altrimenti mi sarebbe piaciuto vivere in Toscana. 

Rainbowsplash: Se potessi vivere da expat all’estero quale città sceglieresti?

Il cuore mi direbbe Amsterdam perché ho amato la città, ma razionalmente sceglierei un posto di cui parlo abbastanza bene la lingua da potermici stabilire senza troppi problemi. Londra sarebbe la mia prima scelta, ma il sogno vero sarebbe Tokyo.

  • Quanto spesso riesci a vedere la tua famiglia?

V: Due volte l’anno in media. Una volta scendo io in Sicilia, solitamente durante l’estate così da poterci prendere anche una vacanza al mare oltre a vedere i parenti. Una volta salgono i miei a Cardiff, a dicembre, così da festeggiare il Natale insieme. Un Natale decisamente diverso dove si mangia italiano ma si aprono i christmas cracker prima del pasto. Dove si parlano due lingue e ci sono anche gli amici alla nostra tavola.

R: Generalmente tre volte l’anno: Pasqua, Estate (una ventina di giorni ad agosto), Natale. Però quando becco un weekend con delle buone offerte sui voli mi fiondo da loro. Non credo che abbiamo mai superato le sei volte in un anno.

  • Cosa “invidi” all’altra?

V: Premetto che amo vivere a Cardiff e parlare inglese, però la facilità del vivere nel proprio paese credo sia innegabile. Parli la tua lingua, la burocrazia sai come lavora e poi sei a qualche ora di treno da qualsiasi regione.

R: Il coraggio, ma quello vero. Non lo dico per dire. Credo che ci voglia una forza d’animo immane a trasferirsi in un altro Paese, imparare delle regole diverse, confrontarsi in ogni momento con una lingua che non è la tua lingua madre.

  • Qual è la cosa che ti piace di più della vita expat/fuori sede?

V: Il mettermi in gioco, il poter vivere in un paese dove vige la meritocrazia. Dove le opportunità ci sono. E sicuramente esplorare zone che prima sembravano lontanissime e solo un sogno liceale.

R: La mia libertà individuale. Sono sempre stata una persona a cui piace avere i propri spazi, e vivere da sola già dai 19 anni è stato praticamente un sogno.

  • Qual è la cosa che ti fa stare più male della vita expat/fuori sede?

V: La nostalgia a volte si sente. Casa, la famiglia, il modo di vivere con calma degli italiani, mancano queste cose. Le feste comandate passate o a lavorare o soli in casa è la cosa mi fa più male.

R: La solitudine che si avverte quando capita qualcosa di brutto. È innegabile che la prima reazione umana sarebbe quella di cercare conforto, magari un abbraccio dai propri genitori. E non poterlo avere ti fa sentire solo al mondo.

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  • Così, a caldo, un difetto ed un pregio della città in cui vivi.

V: Un difetto direi gli inverni freddi, sembrano non finire mai. Un pregio? Ce ne sono diversi in realtà ma prima fra tutti l’efficienza dei mezzi.

R: Il difetto sono sicuramente i mezzi di trasporto. Il pregio sono i panorami quando, per cause di forza maggiore, si è costretti a fare lunghe passeggiate. Ma all’ombra del Colosseo non si sta poi tanto male!

  • Hai un luogo del cuore nella tua città d’adozione?

V: Cardiff Bay sicuramente, quella distesa d’acqua per me è come avere un pezzetto di casa qui. Ogni volta che sono triste vado a fare una passeggiata e mi siedo di fronte la baia.

R: “Er Cupolone”. Roma ha tanti posti meravigliosi, ma per me passeggiare a piazza San pietro è sempre una grande emozione. Non per motivi religiosi, ma semplicemente quando me la trovo davanti, la basilica mi lascia senza fiato. Ho il telefono pieno di foto scattate lì.

  • Ti vedresti in un altra città se non avessi scelto Roma/Cardiff?

V: Ho vissuto a Londra per due anni e so quanto può essere differente pensare di vivere in un posto e poi viverci realmente. Però potendo sognare, ultimamente penso che vorrei provare a vivere per un paio di mesi a Parigi. E ho anche pensato di volermi trasferire in Portogallo, nell’Algarve.

R: Probabilmente Milano, sia perché la città mi piace, ma anche perché è l’altro grande centro dell’editoria italiana. Quindi sarebbe sia una scelta di piacere che di lavoro.

  • Cosa ti ha regalato la tua vita da expat/fuori sede?

V: Tre cose su tutto: l’indipendenza anche a livello economico; il riconoscere la mia forza, il mio spirito di sacrificio e la volontà di proseguire. Soprattutto mi ha regalato l’amore. Se non mi fossi trasferita a Londra all’inizio, non avrei conosciuto il mio compagno.  

R: Saper fare le piccole riparazioni domestiche, saper gestire una casa (bollette, documenti). Ma oltre alla parte “pratica”, direi il lavoro dei miei sogni. Oggi come oggi in Italia sono pochissime le persone che possono permettersi di inseguire la carriera che amano, realizzarsi professionalmente e mantenersi col proprio lavoro. Quindi mi ritengo molto fortunata, e ovviamente il fatto che Roma sia piena di fiere del fumetto ed editori ha contribuito sicuramente a farmi arrivare prima ai miei obiettivi.

  • Cosa consiglieresti a chi vuole venire a vivere a Roma/Cardiff?

V: Avere una mente aperta al cambiamento, qualche soldo da parte per sopravvivere i primi tempi mentre si cerca casa e lavoro e sapere almeno un livello dignitoso di inglese. 
R: Piuttosto che cercare casa “per forza” in città, se si ha un budget risicato si può optare per un affitto fuori e muoversi col treno. Spesso è più rapido che spostarsi tra quartieri con gli autobus o con la metro. Inoltre nei paesini la vita tende a costare molto meno.

 

Speriamo che siate riusciti a conoscerci meglio e abbiamo ovviato qualche dubbio su cosa ci piace delle nostre vite fuori casa. Voi avete fatto un’esperienza simili o siete anche voi tutt’ora fuori casa? 
Avete altre domande per noi? Risponderemo nei commenti! 

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Lost Wanderer

veronica

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