Diario di una fuorisede

Diario Fuorisede: Le parole al telefono

Se ti sei perso la puntata precedente del Diario Fuorisede puoi recuperarla qui.

Chi vive lontano da casa, e si tiene in contatto coi propri affetti solo attraverso le chiamate lo sa: c’è tutto un mondo nel modo in cui rispondono al telefono.

Se condividi la casa coi parenti puoi guardarli in faccia quando rientrano, oppure vedi le cose mentre succedono e sai benissimo cosa stanno passando. Quando vivi lontano no. Il tempo tra una telefonata e l’altra contiene l’intero universo, potrebbe essere successa qualsiasi cosa e tu non lo sai. 

Sia cose belle che cose brutte, eh. Mica sono come mia madre che se la chiamo mezz’ora dopo si preoccupa che io sia finita in ospedale.

Negli anni, le telefonate a mamma hanno sviluppato tutta una loro serie di regole e convenzioni. Quando mia madre risponde, io so già come vanno le cose. È tutto in quel “Buongiorno” o “Buonasera”.

Sussurrato e detto di fretta quando è indaffarata e la becco in fila alla cassa del supermercato.

Detto con fatica quando la schiena le fa male e sta a riposo.

Con un tono di voce più alto quando a casa ci sono i nipoti che fanno baldoria. 

Triste o preoccupata quando c’è qualcosa che la riempie di pensieri.

Scazzata quando qualcosa non è andato come voleva.

So che può sembrare assurdo, ma sono sicura che chi vive lontano da casa capirà perfettamente. È il nostro modo di “guardare in faccia” i nostri cari, visto che le loro facce le vediamo qualche volta l’anno.

Ragazza al telefono

Al telefono diventa tutto più difficile. Darsi le belle notizie, litigare, esprimere il dolore che ci cova dentro. Non so voi, ma per me è difficilissimo intavolare una discussione al telefono. Mi piace sedermi e guardare in faccia le persone quando devo parlare di qualcosa di importante. Stare al telefono con qualcuno e dover dire “misposomilaureomisonorottaunagamba” mi sembra come lanciare una bomba a mano in una stanza e poi chiudere la porta e correre via. Riuscire a far passare attraverso quello schermo il dolore quando sono insicura per il mio percorso lavorativo, le preoccupazioni per le bollette da pagare… sono un’impresa impossibile.

Io di solito opto per l’opzione “nucleare” e mi tengo le notizie più importanti per quando vedo i miei faccia a faccia. Mi viene difficile parlarne al telefono. Questo dà vita a scene particolarmente divertenti, visto che ci vediamo tre volte l’anno.

Ad esempio, l’anno scorso ho detto ai miei che stavo frequentando quello che poi sarebbe diventato il mio ragazzo e convivente. Gliel’ho detto a Natale, ci frequentavamo da Luglio, quindi la nostra relazione era già bella che avviata, visto che nemmeno 3 mesi dopo siamo andati a vivere insieme.

Immaginate i miei, a cui è piovuto addosso

Mi sono lasciata col mio ex

Ho conosciuto uno

Lo sto frequentando

Ci vado a convivere

Nel giro di pochissimo tempo.

Praticamente la mia vita è un recap delle serie tv, dove parte il “nelle puntate precedenti” e ti riassumono una stagione intera.

Per me è difficilissimo parlare al telefono delle cose più profonde, perché sto parlando ad un rettangolo luminoso e non ad una faccia. 

Devo dire che però non sono la sola ad avere questa brutta abitudine in famiglia. 

Tipo quella volta in cui mia madre mi ha detto che si sarebbe risposata e ho dovuto tirarglielo fuori a forza al telefono, altrimenti lo avrei scoperto direttamente il giorno del matrimonio.

Ma questa, come sempre, ve la racconto un’altra volta.

12 pensieri su “Diario Fuorisede: Le parole al telefono”

  1. Ti capisco ma vivendo in Australia da ormai 12 anni il telefono è tutto quello che ho è grazie al cielo che ora possiamo fare sempre videochiamate!

  2. Anche secondo me le cose importanti non si possono dire al telefono, bisogna guardarsi negli occhi. però anche io ho passato molti anni lontana da casa e quello era il solo modo di restare in contatto e anche io avevo imparato a leggere il tono del ciao e capire quale era l’umore. Una cosa però al telefono mi viene benissimo ed è litigare con mia sorella!

  3. Anche io sono una fuorisede da circa vent’anni ormai e ho sempre visto amici e/o coinquilini dilungarsi in infinite telefonate con i genitori. Ringrazio che quando ero una studentessa universitaria non c’erano le videochiamate altrimenti avrei dovuto assistere anche a quelle 🙂

    1. Le videochiamate per fortuna non mi hanno mai conquistato! Nemmeno in lockdown le facevo. Con amici, parenti, colleghi, ecc.. andiamo di classica telefonata e via!

  4. Provo molta ansia a stare al telefono con le persone e a fare chiamate in generale. Nonostante mi senta con i miei tutti giorni (e a volte anche più volte al giorno perché l’avversione dei miei per i messaggi è ormai leggendaria) non è mai semplice dire le cose come si vorrebbe al telefono e c’è sempre una barriera, non solo fisica che divide le persone.

  5. Come ti capisco. Io lavoro molto con il telefono ma odio terribilmente intavolare telefonate. Ho bisogno di avere un riscontro visivo con il mio interlocutore. Sarei capace di raggiungere fisicamente anche l’impiegato della linea telefonica, per poter discutere animatamente la mia bolletta faccia a faccia.

  6. Sono telefonista nell’animo.
    Succede qualcosa? Chiamo. Non succede niente? Chiamo. Ho fame? Chiamo.
    Dico davvero. Ieri ho chiamato mio padre per dirgli che avevo una cimice in casa.
    Deve essere ereditario perchè poche ore prima lui mi aveva chiamata per dire che aveva fatto gli gnocchi.
    Non sarò mai grata abbastanza all’abbattimento delle tariffe telefoniche, giuro!

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