Diario di una fuorisede

Diario di una fuorisede: La fissa per il mare

In questa rubrica so di ammorbarvi spesso col fatto di “vivere a Roma”. Ma la dura, durissima verità, è che non vivo nella capitale. Forse l’ho accennato da qualche parte, ma io vivo fuori Roma, nella provincia. In quello che gli istruiti chiamano il “litorale laziale”. 

Non pensate che vi stia mentendo: ho in effetti vissuto nei confini del Raccordo per un po’ di anni. Poi (prevalentemente per ragioni economiche) mi sono spostata nella provincia. E devo confessarlo, vivere in città mi manca molto sotto alcuni punti di vista: stando fuori, devo valutare bene i tempi e gli spostamenti, organizzarmi in anticipo se voglio fare serata fuori, spesso mi ritrovo a dire di no agli inviti… una parte di me vorrebbe tornare nella città (cosa che probabilmente, alla fine succederà), ma un’altra parte non lascerebbe mai il posto dove sono ora, e per un motivo così semplice e banale che forse vi farà sorridere: il mare.

Eh sì, che ci volete fare, noi terroni siamo tutti fatti un po’ così, con la nostra fissa per il mare. A Marzo già iniziamo con la tintarella, e da Giugno diventiamo irreperibili per almeno mezza giornata. Io non sono mai stata una grande fan dell’ andare al mare nel senso classico del termine: la sabbia, le persone, il caldo, le persone, la salsedine, le persone… ma mi piace l’atmosfera del mare. Soprattutto in inverno. Il mare in inverno è una delle mie cose preferite. Passo più tempo al mare in inverno che in estate.

Di solito, durante la bella stagione, vivendo vicina alla spiaggia mi concedo una toccata e fuga nelle pause di lavoro: spengo l’ipad, scendo in spiaggia, mezz’ora di bagno e poi rientro. So che per molti è un sogno poter fare queste fughe, e lo è anche per me. Sinceramente, l’idea di passare tutta la giornata in spiaggia non mi ha mai attirato. Invece così, a piccole dosi, riesco a sopportarlo anche nel caos.

Per me l’amore vero però è nella stagione fredda. Il lungomare dove vivo io è lungo quasi 3km, quindi una “vasca” sul lungomare vale anche come quel minimo di attività fisica che mi costringo a fare per non passare la giornata seduta al pc. Solo che andare in palestra mi annoia, allenarmi a casa pure peggio, delle camminate in spiaggia (anche a passo sostenuto) non mi stancherei mai.

Sarà che sono terrona, ma il mare mi trasmette sempre una sensazione di pace. Anche quando le onde sono così alte da far spavento, quella “rabbia del mare” mi rilassa. Ho anche trovato un posto “tutto per me”, una piccola passerella di legno dove mi siedo durante le pause, a guardare il mare. Non mi porto dietro un telo mare, mi ci siedo direttamente in jeans e poi pazienza, tornata a casa lo butto in lavatrice. Esiste una foto di quella passerella ogni santa volta che mi ci sono seduta. Ho il telefono pieno. Vado in spiaggia praticamente ogni giorno ormai da mesi, per “ossigenare il cervello”. Ci vado di mattina, quando il sole non è ancora particolarmente aggressivo, ma mi permette comunque di fare il pieno di vitamina D.

E ogni volta scatto una foto (a dire il vero, una decina). Perché tra i miei obiettivi di quest’anno c’è quello di non dare mai per scontata la bellezza. Di fermarsi ad ammirarla, anche solo per qualche secondo, ogni volta che me la trovo davanti. È per questo che ho il telefono pieno di foto degli stessi luoghi di Roma, fotografati mille volte. Non importa quante volte ci passo davanti. Sarebbe un crimine dare per scontata tanta bellezza, e per quanto possa essere di fretta, il tempo di una foto lo trovo sempre. Perché prendersi qualche secondo per tirare fuori il telefono, scegliere l’inquadratura giusta e scattare per me significa dare a quel momento l’importanza che si merita.

Per me l’odore del mare, della salsedine, la sabbia sulle mani, l’odore del ristorante del lido, è casa. Mi trasmette una sensazione istantanea di “andrà tutto bene”. Perché so che quel mare, che oggi trovo rabbioso e inavvicinabile, con onde altissime, domani lo troverò pacifico e accogliente, piatto come una tavola, che brilla sotto i raggi del sole. E forse mi tranquillizza perché mi ricorda che non importa quanto sia brutto il momento che sto passando, prima o poi quelle onde si abbasseranno e potrò tornare a nuotare senza affanno.

Sarà che sono terrona, ma il bosco (che qui c’è) non mi dà la stessa sensazione di pace del mare. Faccio la mia passeggiata nel bosco ma ne esco subito (pure per paura di perdermi eh, che qui il senso dell’orientamento scarseggia), non mi sento di appartenere a quel luogo. Il luogo a cui appartengo è una passerella di legno, sporca di sabbia, su cui appoggiarsi pigramente sia nei giorni belli che nei giorni brutti, per guardare e sentire il mare.

28 pensieri su “Diario di una fuorisede: La fissa per il mare”

  1. Come ti capisco, essendo nata sul mare quando ho vissuto lontano ne sentivo moltissimo la nostalgia. È qualcosa che può capire solo chi ci è nato e cresciuto❤️

  2. Come ti capisco, io vivo a Genova e il mare lo vedo dalla finestra, un punto di riferimento giornaliero a cui non potrei rinunciare. Fuori stagione o meglio all’inizio di stagione davvero piacevole 😍

  3. Io sono nata e cresciuta a Milano, ho vissuto 10 anni a Sydney sognando il mare e ora che ho scelto il per sempre di Adelaide non ho potuto rinunciare a vivere vicino al mare però. E viverci così vicino ti permette di viverlo quotidianamente e a piccole dose. Un sogno!

  4. Anche per me il mare d’inverno è una delle cose che amo di più al mondo, infatti sono passata dalla vita lombarda ad un piccolo borgo in Liguria, dove passeggiare sul lungomare tutti i giorni!

  5. Chi nasce e cresce col mare difficilmente riuscirà mai a viverci senza, sarà sempre come se mancasse un pezzo di te stessa, e da terrona condivido ogni singola parola di questo tuo articolo

  6. Ti capisco benissimo perché ho la reazione inversa. Ho vissuto tutta la vita in piano centro a Milano e da una decina d’anni mi sono trasferita in una bellissima zona residenziale, piena di confort e verde. Ma mi manca tanto il rumore del traffico e appena posso scappo tra le vie trafficate ad ascoltare il rumore del tram. Dove vivo conosco praticamente tutti e andare a prendere il latte comporta saluti e chiacchiere con almeno una decina di persone. Mi manca la trasparenza che si ha in una grande città, dove puoi uscire per ore senza incontrare nessun viso amico. Non saranno onde del mare, ma sono orde di turisti e studenti! L’effetto è il medesimo.

  7. Ho vissuto per 18 anni in una ridente località turistica di mare, poi mi sono trasferita a Bologna e l’anno scorso , dopo ben 18 anni dal mio trasferimento ho fatto per la prima volta il bagno ad ottobre nella mia città d’origine . Mi sentivo come una bambina felice!

  8. Condivido il tuo amore per il mare in tutte le stagioni ( e sono lombarda…!) ma lo vorrei sempre privo della calca delle persone. Sono una solitaria e ritrovarmi davanti al mare in silenzio è un’esperienza che non ha prezzo perchè il mare parla, racconta, le onde hanno storie e ogni tanto mi lascio prendere dalla fantasia e mi immagino da dove arriva la schiuma che si infrange sulla battigia di Karpathos

  9. Se vivi al mare anche solo per poco tempo, dopo diventa difficile riuscire a vivere in una città dell”interno,del mare ne diventi schiava

  10. Io sono nata al mare e vivo in una casa vicino la spiaggia. Sento il mare quando è arrabbiato e vedo i suoi riflessi nelle giornate di sole irradiare tutto il quartiere. Capisco le tue emozioni più di chiunque altro. Per me è vita. Anima. Cuore.

  11. Parole bellissime, che descrivono sentimenti che noi “polentoni” non possiamo provare nei confronti del mare. Mi sa che chi non è cresciuto al mare sta bene davvero quando può sentire la terraferma sotto i piedi, o almeno così dicono gli anziani dalle mie parti. Di questa cosa della fissa per il mare mi hanno parlato anche dei liguri che conosco e che ora vivono qui in pianura: non deve essere facile passare dal profumo di salsedine a quello della nebbia!

  12. Io non sono una maniaca del mare
    Anzi hai presente la pubblicità dell’estathé con l’ “arido” che odio la sabbia, i palloni, il caldo e i pesci che mordono? Ecco sono io solo che invece dei palloni ho un odio smisurato per i racchettoni, per me dovrebbero metterli fuori legge!
    Però fuori stagione è tutta un’altra cosa e devo ammettere che quando vado a settembre mi piace molto stare a osservare il mare e sentire il rumore delle onde

  13. Leggendo il tuo articolo e apprendendo il motivo per cui hai scelto di vivere fuori Roma, ho sorriso, proprio come pensavi tu. Ma questo semplicemente perchè ti capisco; io sono come te, non potrei mai vivere in una città dove non ci sia il mare o, perlomeno, dove il mare non sia a brevissima distanza. Il mare ha su di me un effetto calmante e rilassante, e non solo d’estate; non potrei starne senza!

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