Diario di una fuorisede

Diario di una fuorisede: Il Lucca Comics

Ci eravamo lasciati con me in partenza per Lucca. Scrivere queste memorie oggi, mentre il Paese è sull’orlo dell’ennesimo lockdown, è particolarmente doloroso. Eh sì, perché parleremo di Ottobre 2021, ma mi sembra passata una vita. E almeno una decina di decreti.

Inizierei dal viaggio: 4 ore di regionale, sia per risparmiare un po’ di spicci, sia per comodità (dalla stazione vicino casa mia passa un treno per Pisa). 4 ore barricata in un posto da 4 sul regionale, perché avevo con me la valigia grande e due zaini all’andata e la valigia grande, un borsone e due zaini al ritorno. In pratica, mi ero portata dietro mezza casa. Quando Dio distribuiva la mezza misura, io ero in fila per le patatine fritte. E quindi quando viaggio ho solo due opzioni disponibili: o porto tutto o non porto niente.

Da brava fuorisede pronta ad ogni evenienza avevo con me una decina di cambi di vestiti (per una settimana di permanenza), una scorta di saponi e prodotti corpo e, soprattutto, la busta dei farmaci. Con tanto di termometro per controllare regolarmente la temperatura, perché di questi tempi non si sa mai. E uno degli imperativi categorici della vita è che da Lucca si torna con la febbre.

Questa Lucca è stata un po’ particolare, contingentata e con Green Pass. Ma è stato un po’ come ricevere il tiramisù più buono del mondo dopo due anni di dieta strettissima. L’ho divorata, minuto dopo minuto, godendomi ogni esperienza possibile. Per la prima volta dopo anni ho provato l’esperienza della casa condivisa. Condividevo l’appartamento con altre otto persone, tutti autori o standisti, quindi accomunati dall’esperienza di una “Lucca per professionisti”. In casa ci siamo incontrati poco e niente, visto che avevamo tutti orari diversi, ma l’atmosfera era molto rilassata, tanto che un paio di sere ci siamo concessi delle cene fuori tutti insieme.

Spiegare Lucca a chi non c’è mai stato è un po’ difficile, ma provate a immaginarla così: la mattina si lavora, si gira la fiera, si fanno i firmacopie, e l’atmosfera è molto informale, ma allo stesso tempo professionale. La sera, quando i padiglioni chiudono i battenti, inizia la movida degli autori, che tirano fino a tardi. In pratica, un rave tra lavoro e vita sociale che dura cinque giorni, con pochissime ore di sonno. Già prima del Covid, Lucca era un modo per vedere autori che vivono in altre città, fare rete social (ma anche professionale, visto che ci si trova tra colleghi) e fare festa. In tempi di pandemia, la prima grande fiera da due anni a questa parte è stata una boccata d’aria fresca.

C’era bisogno di Lucca, e mi sono risentita “come prima della pandemia” per una settimana. Certo, i controlli c’erano (e infatti nessuna delle mie conoscenze è tornata da Lucca positiva al Covid) ma ci aveva lasciato un briciolo di speranza. La speranza del “vedi? Con i dovuti controlli magari si potrà tornare a fare una vita quasi normale”. Una speranza che mentre scrivo questo articolo sembra andare scemando, almeno per i prossimi mesi.

Forse anche per questo i ricordi del Lucca 2021, mentre scrivo, si fanno più vivi che mai. Il pomeriggio passato ad aiutare l’editore a montare lo stand. La signora che viene a chiedere un fumetto per il marito, che è fan della nostra casa editrice, e si ferma a fare due chiacchiere con noi. Gli abbracci dati a colleghi che non vedevo da una vita. Le nuove conoscenze, e la possibilità di parlare con persone che seguo sui social e apprezzo particolarmente. I fan, che portano dolcetti e caffè allo stand per i loro autori preferiti. Le serate a bere e fare amicizia. Le firme fatte su ogni singolo albo per i fan che hanno voluto una mia dedica.

Tutto questo, però, affrontato sempre con spirito fuorisede, e quindi: 

-uno zainetto colmo di merendine e borraccia termica, per evitare di comprare il cibo in fiera che costa uno sfondone; 

-i cerotti perché a furia di camminare 20 km al giorno prima o poi i piedi cedono;

-la costante fobia di perdersi le chiavi di casa, controllando ossessivamente la tasca in cui sono conservate;

-la costante fobia di perdersi il cellulare e diventare irraggiungibile, che ti porta a tenere il telefono in mano ogni singolo secondo, ma allo stesso tempo non usare MAI quel santo telefono per scattare delle foto e quindi ritrovarsi a fine fiera senza foto, nonostante ci fossero un sacco di occasioni da fotografare;

-la capacità di adattarsi rapidamente ad un letto diverso da quello solito, ma anche la capacità di adattarsi a condividerlo con qualcuno, e a condividere con quel qualcuno anche il bagno;

-il corpo in grado di reggere ritmi esagerati di 20 ore di veglia e 4 ore di sonno, proprio come succedeva all’università nel pieno della sessione.

Insomma, anche stavolta da Lucca il bagaglio di ritorno era bello gonfio di esperienze, e particolarmente pesante. Ma forse, in questo caso, a pesare erano davvero tutti i fumetti che ho comprato.

E quei ricordi mi fanno compagnia quando perdo un po’ le speranze, chiedendomi se torneremo mai alla normalità. Perché anche nei momenti di sconforto, ci vuole un po’ di saggezza fuorisede per affrontare il tutto. Ma di questo parleremo un’altra volta.

6 thoughts on “Diario di una fuorisede: Il Lucca Comics”

  1. Nonostante la possibilità di andare al Lucca Comics non me la sono sentita ma non solo per la pandemia: a parte che girare in outfit con mascherine e distanziamento mi pareva un po’ difficile e scomodo e poi da qualche anno ormai il mio appetito per Lucca si sta affievolendo. Troppo cara, troppa gente, tutto “troppo” per chi come me deve partire il venerdì pomeriggio e rientrare la domenica mattina. Alla fine poi se piove non mi godo nulla. Per me è meglio che rimanga in stand by ancora per un po’…

  2. Che bello almeno per una volta dimenticarsi della pandemia e vivere come se tutto fosse tornato come prima, il Lucca Comics, mi piacerebbe proprio andarci

  3. E’ quello che mi chiedo ogni giorno. La normalità ormai sembra essere diventata questa. Saluti da almeno un metro di distanza, niente abbracci, tamponi a gogo. Mah… vorrei tornare a godermi una fiera, proprio come il Lucca Comics, in piena libertà e magari abbracciando chiunque mi passi accanto.

    1. Io a Lucca ho completamente dimenticato che ci fosse la pandemia, e ho abbracciato tutti. Ero un po’ preoccupata al tampone di ritorno, ma ne è assolutamente valsa la pena!

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