Diario di una fuorisede

Diario di una Fuorisede- Il Bagaglio a mano

I diari fuorisede sono collegati l’uno all’altro. Se ti sei perso la puntata precedente, puoi recuperarla qui.

Ci siamo lasciati, un po’ di mesi fa, con me e una domanda. Riuscirò a far entrare nel bagaglio a mano abbastanza roba per due settimane in Puglia?

La risposta alla domanda è: sì, ce l’ho fatta. E non solo ce l’ho fatta, ma al ritorno sono anche riuscita a portarmi dietro qualcosa in più rispetto all’andata. Come? Antica saggezza fuorisede.

E con “antica saggezza fuorisede” intendo: portarsi dietro solo lo stretto indispensabile, e anche meno. Quando torno dai miei sto pur sempre tornando a casa, quindi le cose di cui ho bisogno sono pochissime. Ho un po’ di vestiti anche in Puglia, ma anche alcuni prodotti beauty che ho lasciato durante viaggi precedenti: shampoo e balsamo, per esempio. Quindi ecco che in valigia mi basta mettere qualche t shirt sapientemente arrotolata fino a farla diventare più piccola possibile, jeans e pantaloncini, un costume da bagno, una pochette piccola di trucchi. Avevo addirittura mezza valigia vuota, all’andata.

Cosa che si è rivelata molto utile visto che si sa, al ritorno si è più pesanti. Di sicuro fisicamente, dopo due settimane di manicaretti preparati da mamma e sorella. Di sicuro anche nell’anima, perché ogni partenza in questo particolare periodo storico sottintende il grosso interrogativo “ma quando potremo rivederci?”. Ma anche, e soprattutto, nella valigia, che al ritorno conteneva due funko pop regalati da sorella e nipotini, che volevano prendere qualcosa alla zia. Ci credete che pure a me, cuore di ghiaccio, un gesto così ha sciolto il cuore? Ho rifatto la valigia del ritorno con la massima cura, per fare in modo che le scatole dei funko rimanessero intatte.

Quando mia madre mi ha visto arrivare, col mio minuscolo bagaglio giallo, si è chiesta come avessi fatto ad infilarci dentro tutto quello che mi sarebbe servito per due settimane. Mi sorprende che la cosa riesca a stupirla ancora: sono undici anni che, nel bene e nel male, viaggio arrangiandomi come posso per risparmiare qualcosina sul biglietto, come ogni fuorisede che si rispetti.

Nel bagaglio del ritorno ci sono molte cose che non ho potuto mettere: un sacco di cibo, che sarebbe stato come minimo problematico trasportare. Ma anche una quantità spropositata di abbracci. Quelli mica puoi infilarli in valigia. Già mi fanno i controlli antidroga per sport, se mi beccassero con una valigia piena di abbracci verrei arrestata. Ma poi, quanti abbracci servono in una valigia per il viaggio di ritorno? Beh, dipende. Dovresti portarne quanto basta per non restare senza fino all’incontro successivo. Ma in questo periodo, come fai a sapere quando potrai riabbracciare la tua famiglia? 

Non so voi, ma io non ho ancora fatto programmi per l’inverno e le vacanze di Natale. Sarà che ormai un po’ me lo aspetto, che col primo freddo arrivi pure qualche chiusura. Un po’ come tutti, spero di no ma temo di sì. 

C’era anche un bel po’ di quella, nel bagaglio a mano. La paura di dover aspettare molti mesi per riabbracciare i miei. Dopo aver passato ben nove mesi senza potersi vedere, potete darmi torto?

Mi sono portata sul volo di ritorno anche una bella dose di consapevolezza: non so quanto la pandemia ci abbia reso o ci renderà “persone migliori” (posso cinicamente dire che credo pochissimo?), ma io una cosa l’ho imparata. Mai come in questo periodo sono riuscita a capire cosa sia davvero importante per me. Quando ci hanno tolto tutto, chiudendoci in casa con i nostri fantasmi, togliendoci le vite frenetiche che facevamo, mi sono resa conto di cosa mi mancasse davvero.

Mi mancavano i caffè con gli amici, gli abbracci, le corse per inseguire gli autobus e beccare i colleghi, i weekend toccata e fuga in Puglia per una ricarica di coccole materne.

Insomma, sono tornata con un bagaglio a mano, ma posso assicurarvi che pesava tantissimo. Sulla carta di sicuro era meno di 8 chili, ma sull’anima era un macigno che non so come ho fatto a sollevare.

A proposito di ritorno a vite frenetiche, mentre vi scrivo ho la conferma da qualche giorno che sarò a Lucca Comics quest’anno. La prima fiera dopo ben due anni. Lo sapete che i fuorisede in trasferta diventano fuorisede al quadrato? No? Beh, lo scoprirete nella prossima puntata, un resoconto della fuorisede in fiera

14 thoughts on “Diario di una Fuorisede- Il Bagaglio a mano”

  1. Ricordo una volta che rientrando a Roma dove vivevo ho tolto dal bagaglio a mano un caciocavallo e me lo sono infilato nella tasca del giaccone (per fortuna era inverno) per passare indenne il terribile controllo dei 10kg per il bagaglio a mano Ryanair 😂

  2. Chi è stato almeno una volta fuorisede non può che immedesimarsi: nel bagaglio a mano per risparmiare, nel rivedere gli amici (anche senza pandemia è una cosa bella, no?)…
    Ti auguro di riuscire a tornare quest’anno <3

  3. non mi considero una fuorisede, ma ho il bagaglio a mano sempre pronto perché vivo a distanza dal mio compagno, per cui quasi tutti i weekend mi muovo e lo raggiungo. Non ho l’esigenza di far entrare nel bagaglio cose per due settimane, ma ormai ho una forma mentis tale che ragiono in termini di valigia sempre pronta.

  4. Io sono bravissima a portarmi via solo il minimo indispensabile, soprattutto quando da l’ultima volta mi hanno portato via il mio super zainone, ora porto solo il minimo necessario.

  5. Anche io sono diventata sempre più brava ad ottimizzare i bagagli! 🙂 Non sono una vera fuorisede ma i miei vivono ancora in Toscana mentre io mi sono trasferita in Lombardia quindi torno almeno una volta al mese. Ci sono svariate cose che aiutano: per esempio lasciare direttamente da loro qualche pigiama e sfruttare i loro doccia – dentifrici – creme eccetera :))

  6. Beata te che riesci ad organizzarti così bene, io con i bagagli ho sempre problemi, ho paura di dimenticare qualcosa e allora parto con il mio valigione strapieno, anche se poi non uso molte delle cose che mi sono portata dietro. Uff!

    1. Io ho imparato a lasciarmi dietro le cose non strettamente necessarie, o a comprarle a destinazione. Così viaggio leggera!

  7. vita da fuorisede come la capisco, quando una volta all’anno torno in italia, arrivo con la valigia vuota, ma nel viaggio di ritorno a Bali invece, sono carica carica carica di tutte le cose buone italiane

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