Cosa vedere tra Edfu e Kom Ombo
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Cosa vedere tra Edfu e Kom Ombo

Durante una crociera sul Nilo, le tappe intermedie tra Luxor e Aswan sono principalmente due: Edfu e Kom Ombo. Tra le due città si attraversa la chiusa di Esna, un passaggio affascinante che permette alla nave di superare il dislivello del fiume e osservare da vicino le antiche tecniche di ingegneria idraulica egiziana.

Le escursioni a Edfu e Kom Ombo possono essere organizzate sia all’andata che al ritorno della crociera. Nel nostro caso, abbiamo visitato il Tempio di Edfu il secondo giorno e Kom Ombo durante il quinto, tornando verso Luxor da Assuan.

La nave consente di sbarcare in entrambi i porti nello stesso giorno. Avrete quindi un paio d’ore per esplorare i dintorni, visitare i templi principali o semplicemente godervi la vista lungo il Nilo.

Il tempio di Edfu

Il Tempio di Edfu è uno dei templi meglio conservati di tutto l’Egitto. Costruito tra il 237 a.C. e il 57 a.C, è un magnifico esempio di architettura tolemaica che seguiva i canoni greco-romani. Infatti, l’Egitto era governato dai discendenti di Tolomeo, generale di Alessandro Magno. Fu quindi costruito da artigiani egizi seguendo i modelli architettonici tradizionali, arricchiti da influenze ellenistiche. Basta osservare il grande cortile colonnato prima di entrare nel tempio vero e proprio per notarne le influenze nelle colonne in stile dorico.

Purtroppo, con il passare dei secoli il tempio venne progressivamente sepolto dalla sabbia e dai detriti del Nilo, arrivando a essere coperto da oltre quattro metri di sabbia. Sopra le sue rovine venne addirittura costruito un piccolo villaggio. Solo nel 1860 il sito venne riportato alla luce dall’archeologo francese Auguste Mariette.

Il tempio è dedicato al dio Horus, raffigurato come un uomo con testa di falco. Horus era il dio del cielo e della regalità. Secondo il mito, durante la lotta contro suo zio Seth, per vendicare la morte del padre Osiride, Horus perse un occhio. La dea Hathor, sua alleata, riuscì però a restituirglielo grazie ai suoi poteri divini. Da questa leggenda nasce il simbolo dell’Occhio di Horus. È uno dei più famosi amuleti dell’antico Egitto, considerato simbolo di protezione, guarigione e rigenerazione.

All’interno del tempio si susseguono diverse sale cerimoniali e ambienti sacri.

Una delle più affascinanti è la Sala dei Profumi, dove sui muri sono incise le antiche ricette per crearli. In totale erano quattro le formule per i quattro tipi di profumo egizio utilizzati ancora oggi: quello da tutti i giorni, quello per la mummificazione, quello usato per l’aromaterapia e quello dedicato ai rituali religiosi. L’archeologo francese Auguste Mariette ne fece tesoro e riportò queste conoscenze in Francia, nella città di Grasse. Ancora oggi questa cittadina della Provenza è considerata la capitale mondiale del profumo.

Durante la visita al tempio è possibile notare come alcune figure degli dei abbiano i volti o le gambe danneggiati. Questo fenomeno si osserva in diversi templi egizi ed è spesso legato alle dominazioni successive, in particolare a quella romana. Si crede infatti che i romani sfigurassero i volti delle divinità per privarle simbolicamente della vista e danneggiassero le gambe affinché non potessero più muoversi o inseguirli.

Oggi il Tempio di Edfu resta una delle visite più spettacolari durante una crociera sul Nilo, grazie alla sua straordinaria conservazione e alla quantità di dettagli ancora visibili sulle pareti.

Il tempio di Kom Ombo

Kom Ombo

Il Tempio di Kom Ombo si trova a pochi minuti a piedi dal porto dove attraccano le navi da crociera sul Nilo. Proprio per questo motivo è uno dei pochi templi che si possono visitare facilmente anche in autonomia. Tuttavia, avere una guida permette di scoprire molti dettagli che altrimenti passerebbero inosservati.

Già all’ingresso è possibile osservare un elemento molto particolare dell’architettura egizia. Tra alcuni blocchi di pietra si notano piccoli spazi che un tempo venivano riempiti con piloni di legno, spesso di sicomoro o platano. Il legno, inserito già bagnato tra le pietre così da espandersi, aiutava a mantenere i blocchi perfettamente stabili. È una dimostrazione dell’ingegnosità degli antichi costruttori egizi.

Il tempio risale al periodo tolemaico, tra il II e il I secolo a.C., ed è unico nel suo genere perché è dedicato a due divinità diverse. Una parte del tempio è consacrata a Horus, mentre l’altra è dedicata a Sobek, il dio coccodrillo, divinità associata al Nilo, alla fertilità e alla forza.

Proprio per questa doppia dedica, il tempio presenta una struttura perfettamente simmetrica, con due ingressi, due santuari e due percorsi paralleli. Passeggiando tra le sale si possono osservare numerosi rilievi con geroglifici che raccontano rituali religiosi e scene della vita quotidiana.

Uno degli elementi più curiosi del tempio è la presenza di incisioni che rappresentano strumenti medici e chirurgici. Alcuni studiosi ritengono che queste raffigurazioni possano essere tra le prime testimonianze di strumenti utilizzati nella medicina egizia, inclusi utensili legati alla cura del corpo e al parto.

Camminando tra le pareti del tempio si possono notare anche alcune figure senza volto, spesso associate a servi o schiavi. Venivano rappresentate senza identità per sottolinearne il ruolo subordinato, privandole simbolicamente di individualità.

Sempre tra i geroglifici è possibile osservare anche rappresentazioni legate al tempo e ai cicli naturali. Esempio un calendario lunare che testimonia l’importanza dell’osservazione degli astri nella vita religiosa e quotidiana degli antichi egizi.

Infine, guardando con attenzione le pareti, si possono notare delle tacche e zone consumate. In passato molti pellegrini e visitatori grattavano piccole quantità di polvere dalle pietre del tempio, considerandole sacre. Questa polvere veniva spesso conservata in piccole boccette e portata a casa come protezione o benedizione.

Museo dei Coccodrilli

Museo dei coccodrilliNon è un caso che il Tempio di Kom Ombo sia dedicato al dio Sobek. In questa zona del Nilo vivevano infatti molti coccodrilli sacri, venerati come incarnazione della divinità stessa. Quando questi animali morivano, venivano mummificati, proprio come accadeva per i faraoni e per altri animali sacri dell’antico Egitto.

La mummificazione era infatti un processo complesso e costoso, riservato principalmente a persone di alto rango. Le ricette degli oli, delle resine e degli unguenti utilizzati erano conosciute solo da sacerdoti e sacerdotesse specializzati nei rituali funerari. Gli animali seguivano il processo di mummificazione proprio perché considerati sacri e legati agli dei. La maggior parte della popolazione, invece, non poteva permettersi questo rituale e veniva semplicemente sepolta nel deserto.

Oggi molte di queste mummie di coccodrillo sono conservate nel Museo dei Coccodrilli, situato proprio accanto al tempio di Kom Ombo.

Il museo è composto da una grande sala espositiva che racconta il rapporto tra questi animali, il dio Sobek e il potere dei faraoni. Qui è possibile osservare diverse mummie di coccodrillo di varie dimensioni, alcune perfettamente conservate, insieme a sarcofagi, statue e reperti che spiegano il ruolo di questo animale nella religione egizia.

Visitare il museo è una tappa breve ma molto interessante. Permette di comprendere meglio l’importanza simbolica dei coccodrilli nella cultura egizia e il motivo per cui proprio a Kom Ombo sorse uno dei templi dedicati a questa divinità.

E voi, avete mai visitato questi templi lungo il Nilo? Quale dei due vi affascina di più?

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