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Manuali di sopravvivenza

Come sopravvivere allo smartworking

DISCLAIMER: I manuali di Sopravvivenza sono articoli ironici, scritti volutamente sopra le righe e fatti per non essere presi troppo sul serio.

Dopo aver scoperto i segreti per mostrarsi al meglio nelle videoriunioni (vedi QUI), oggi parleremo del lato oscuro e tenebroso di quella pratica ormai arcinota ed entrata nelle vite di tutti noi col nome di SMARTWORKING.

  1. COS’È?

 “Smartworking” è un modo carino per dire “Credevi di essere al sicuro a casa tua? E invece no. Ti tocca lavorare pure lì”. E suppongo che sia stato un vero trauma per chi era abituato a lavorare in ufficio, staccare alle 17 e tornarsene a casa, con la consapevolezza di non dover pensare più a nulla. Per quanto mi riguarda, è cambiato meno di zero. Io ho sempre lavorato da casa ed ero in smartworking prima ancora di conoscere l’esistenza della parola. L’unica cosa che è cambiata è la percezione altrui: un anno fa, quando chiedevo ai miei vicini di non trapanare ad ogni ora del giorno perché lavoravo da casa, mi guardavano con aria stranita, probabilmente pensando “Ma chi è sta barbona che dice che lavora a casa, ma che si inventa, mica si lavora da casa, sarà una mantenuta”. Adesso sono loro stessi che mi dicono “Ah, sei in smartworking?”. Finalmente il mio lavoro ha acquisito un minimo di dignità. Almeno fino a che non scoprono che scrivo fumetti per vivere, e a quel punto pensano direttamente che io sia pazza.

2. IL BELLO DI LAVORARE DA CASA

Parliamone: lavorare da casa è bello solo se si vive da soli. In coppia, in famiglia, o coi coinquilini la cosa potrebbe iniziare a diventare problematica. Innanzitutto, magari anche gli altri conviventi sono in smartworking o seguono lezioni online, il che significa che internet non basta a coprire le esigenze di tutti(e ovviamente collasserà nei momenti meno opportuni).E se gli altri membri della casa non studiano/lavorano, il fatto di stare chiusi in casa li rende delle potenziali reti di disturbo. Se il tuo compagno attacca la PlayStation mentre sei in videoriunione, potrebbero crearsi situazioni alquanto problematiche. A meno che non ci sia una stanza per ciascuno, la condivisione degli spazi tra persone con esigenze diverse è la prima causa di divorzio nel mondo, probabilmente.

3. LA POSTAZIONE

Per lavorare da casa, devi ritagliarti una tua postazione. Se hai una stanza tutta per te sei salvo. Se devi trovare uno spazio per lavorare… beh, potrebbero esserci un paio di problemi. Sistema il pc sul tavolo della cucina, sposta i resti del pranzo, nascondi il disordine che si annida alle tue spalle, ricordati di mettere a portata di mano una bottiglia d’acqua e un bicchiere, chiuditi dentro per evitare che il gatto si metta a passeggiare sulla tastiera mentre riempi i fogli Excel… 

4. IL LOOK

Il dress code per lo smartworking è universale, elegante sopra, pigiama sotto. Il che ti impedirà di alzarti mentre sei in videoriunione, motivo per cui l’acqua deve essere a portata di mano, insieme ad eventuali snack. E ricordati sempre di spegnere webcam e microfono quando ti allontani, a meno che non vuoi che i colleghi vedano i tuoi leggings leopardati da casa, cosa che NON è assolutamente successa a chi vi scrive.

5. NOSTALGIA

Lavorare da casa ti farà rivalutare tutto quello che ti sembrava traumatico del lavoro fuori casa. Il traffico delle sette di mattina con gli automobilisti che imprecano al semaforo rosso ti sembrerà la colonna sonora perfetta, il caffè al gusto pozzanghera della macchinetta nei tuoi ricordi avrà il sapore della miglior miscela colombiana, perfino i mezzi strapieni ti sembreranno un’esperienza divertente. Potresti iniziare a rivalutare i colleghi che di solito non ti stanno particolarmente simpatici. Se così non fosse, ricorda che ogni volta che parlano puoi limitarti ad abbassare il volume per non sentirli. Questo in ufficio non potevi farlo, vedi?

6. TEMPI DI LAVORO

Come dicevo all’inizio, per me nell’attuale panorama pandemico è cambiato meno di niente. Ma confrontandomi con persone che sono passate dall’ufficio allo smartworking, il sentimento sembra essere uno solo: a quanto pare, da casa si lavora di più. Anche perché non è che alle 17 puoi dire “Ops, scusate, mi scade il parcheggio” oppure “Devo andare a prendere mio figlio da scuola” proprio mentre il seienne passa alle tue spalle con un Kinder Sopresa tra le mani. Quindi in generale si fanno più riunioni e si stacca dopo aver finito tutto. Il che mi ha fatto assistere alla singolare scena di una donna che, dovendo fare spesa ma avendo una riunione, passeggiava per il supermercato con carrello e cuffie, facendo la riunione mentre comprava le mozzarelle. Signore e signori, questo è il vero multitasking.

7. LA DIETA SMART

Lavorare fuori significava pausa pranzo, possibilmente ad un ristorante vicino il posto di lavoro, caffè coi colleghi al bar, e altre socialità varie. Che sono scomparse dalle nostre vite (per me riunione di redazione=pranzo al siciliano), lasciandoci sicuramente più soldi nel portafogli, ma anche molte più rogne. Perché adesso il pranzo tocca prepararselo da soli. E se sei come la sottoscritta, nove volte su dieci ti dimentichi di scongelare il pranzo, arrangiandoti con quello che riesci a rimediare e non è ancora scaduto nel frigo. Se vivi da solo o sei tu a preparare i pasti, lo smartworking probabilmente avrà significato un sacco di pietanze lasciate in forno più del dovuto perché ti sei distratto. Io ho riscoperto la gioia dell’insalata di tonno: apri una scatoletta di tonno, unisci mais pomodori o insalata a sentimento, ed ecco pronto un pranzo rapido, veloce e molto molto triste. Oppure, per rivivere il mood ufficio puoi prendere qualcosa a domicilio, da consumare obbligatoriamente davanti al pc mentre leggi le mail.

8. ZERO STRESS

Non c’è la possibilità di “distrarsi” facendo il tragitto casa/lavoro.

I tempi di lavoro si allungano perché non puoi trovare una scusa per disconnetterti.

Si azzerano la socialità, i pranzi fuori e le pause caffè.

Sei chiuso in casa con altre persone che magari hanno ritmi diversi dai tuoi.

Cosa mai potrebbe andare storto con questo smartworking?

E voi? Come sta andando questo passaggio? Lavorate da casa oppure fuori?

46 thoughts on “Come sopravvivere allo smartworking”

  1. Per me lo smartworking ha significato non avere più orari. L’unico lusso che mi concedo è di alzarmi tardi, perché tanto già so che riuscirò a staccarmi soltanto a sera inoltrata. Per me che sono disordinata anche nell’organizzazione del lavoro è stato un trauma rendermene conto. Ancora più traumatico è stato affrontare videoriunioni fissate alle 18 o peggio, della durata di una giornata intera.

  2. Io sto lavorando in smart e devo dire che è davvero molto piu’ stressante, troppe ore al pc stancano

  3. Lavoro da casa da cinque anni e per me era “lavorare da casa” per gli altri era “fare bella vita”, che per carità nel mio caso non è del tutto sbagliato, dato che è una scelta, faccio quasi completamente quello che mi piace, e lo faccio da free lance senza troppe scadenze. Ma, cara Veronica, quante cose giuste dici in questo splendido articolo, dai problemi con i vicini, al fatto che è bello e semplice se vivi da solo o se sei a casa da solo. Sul cibo io ho risolto il problema perché un paio di volte a settimana, avendo un’enoteca a 60 mt da casa, vado li a mangiare quindi unisco l’utile al dilettevole: esco, tengo occupato il personale, abbastanza sfaccendato in questo periodo, vedo il mio compagno. E poi che risparmio, è vero guadagno meno di prima ma spendo pure meno di prima, meno vestiti, non ho più un’auto esclusiva e quindi molti meno costi, meno stress e meno rotture di scatole, per me non vedere la gente è una grande cosa, perché diciamolo non tutti sono così piacevoli…

    1. Da freelance convinta, ti posso capire! Fino all’anno scorso noi eravamo quelli che facevano “la vita comoda”. Adesso che in molti stanno provando quello che noi facciamo da sempre si stanno rendendo conto che non sempre è così ahahah

  4. I tuoi articoli mi piacciono sempre tanto perché hai un’ironia davvero particolare! Comunque sono d’accordo su tutto, a parte il pigiama… ma sai la mia è un po’ deformazione professionale!

  5. Ormai sono una vostra lettrice affezionata! Adoro l’ironia che mettete nei vostri post, sono morta dal ridere con la storia del gatto, perché ne ho 5 ed è esattamente cosi, pensa che una volta uno di loro ha pure risposto ad una chat di lavoro, con tanto di invio! Mi è venuto un colpo quando mi sono riseduta alla scrivania e ho visto il disastro :’)

  6. Lavoro con il pubblico anche io e ho stima di tutti gli altri miei colleghi.
    Non è semplice, però, diventa anche un forte modo per crescere, anche professionalmente

  7. Durante la prima ondata ho vissuto appieno il capitolo smartworking con le mie videolezioni. Ora, per fortuna, alterno lezioni in presenza a qualche videolezione da casa. Tuttavia lo spirito con cui le affronto è sempre lo stesso e le figuracce, nel mio caso, continuano ancora ad esserci.
    Maria Domenica

    1. Io sono passata al 100% in didattica a distanza per quest’anno. E se da un lato mi fa comodo perché non torno tardi la sera come capitava l’anno scorso, dall’altro lato mi dispiace davvero tanto non poter vedere i miei allievi!

  8. Lo smart working lo puoi fare se sei solo o al limite con persone poco rumorose in casa altrimenti si rischia che diventa un vero incubo!

  9. Essendo insegnante, il primo lockdown è stato un trauma, con riunioni infinite, con i colleghi, a tutte le ore del giorno e della notte. Durante questo il secondo lockdown, siamo un po’ più preparati, ma il contatto con i ragazzi è impagabile!

    1. Immagino. Io insegno in un corso di fumetto, ed essendo la responsabile del corso è davvero difficile riuscire a seguire tutti i docenti coi loro problemi e gli allievi!

  10. Lo smart Working permette di stare comodamente in casa vestendo in modo comodo ma allo stesso tempo con il passare del tempo si ha nostalgia di poter andare al lavoro e se li Valuta anche quello che prima si dava troppo per scontato

  11. Sono una rappresentante cosmetica, il mio lavoro si basa prettamente con il contatto diretto con la cliente, andandogli in casa e mostrandole il prodotto (il campionario pesa come un elefante) quindi senza questo contatto quello che potevo fare era minimo, perché con il catalogo non comprano. Quindi sono stata fortunata ad non essere tornata in zona rossa o potevo mettermi a pitture casa per tutto il tempo libero che avevo.

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