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Manuali di sopravvivenza

Come sopravvivere al monolocale

Devo ammetterlo: questo mese trovare l’argomento per il manuale di sopravvivenza mi ha portato via un po’ di tempo. Fino a che non ho passato 48 ore a cercare una cosa che avevo perso dentro casa mia, una reggia di ben 35 metri quadri. E allora ho pensato che fosse arrivato il momento di parlare dei monolocali.

Il monolocale è la classica soluzione fuorisede dopo la stanza condivisa, quando ci si rende conto che la vita coi coinquilini ti sta trasformando in un potenziale serial killer psicopatico. Ma per molti amanti della vita minimal (pazzi squilibrati) è anche la soluzione abitativa perfetta. Che voi siate amanti delle piccole case o costretti a viverci per non vendere un rene per pagare l’affitto, questa guida vi servirà.

  1. SI FA PRESTO A DIRE MONOLOCALE

Eh sì, perché i monolocali non sono mica tutti uguali. Principalmente ne esistono due tipi: quelli che sono davvero monolocali e quelli che sono palesemente delle stanze da letto con manie di grandezza. Un monolocale degno di questo nome è composto da una stanza da letto, un bagno e una cucina/salotto. Però ho letto personalmente annunci di “monolocali” da 18 metri quadri, in cui il letto si trasforma nel divano su cui mangi, tieni i piatti nell’armadio insieme alle coperte e la doccia te la fai con l’acqua del lavandino. Mentre nel primo caso la sopravvivenza umana è garantita, seppur messa a dura prova; nel secondo vi conviene scappare a gambe levate e denunciare il pazzo che ha provato a vendervi/affittarvi un loculo.

2. PULIZIE

Ok, partiamo dalle cose belle. In un monolocale basta pochissimo tempo per fare le pulizie. Un paio d’ore in modalità Cenerentola e il gioco è fatto. Se siete ecologisti, noterete anche che per pulire un monolocale serve meno prodotto, sprecate meno corrente per passare l’aspirapolvere. Se siete pigri dentro e avete il robot aspirapolvere (come la sottoscritta) in dieci minuti il pavimento sarà spazzato, mentre voi siete ancora lì a scervellarvi col sudoku. Lati negativi: durante la quarantena, quando pulire casa era l’unico modo per far passare le interminabili giornate, bisognava pulire un angolo di casa al giorno per non privarsi subito di tutto il divertimento.

3. ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI

Lo so che penserete che Ikea mi paga per dirlo (ti prego Ikea, sponsorizzami), ma l’ikea è perfetta se in casa avete poco spazio. È piena di articoli per organizzare al meglio lo spazio che avete. Tra i miei preferiti, le scatole trasparenti in cui mettere le cose che usate poco, organizzare il cambio di stagione, riporre i vostri neuroni funzionanti. Ovviamente, le scatole vanno poi impilate l’una sull’altra sul fondo dell’armadio fino a creare una torre pericolante di oggetti inutili. Oppure, come la sottoscritta, se vi siete persi i coperchi potete usarle come ciotola per le mollette o come scatola per organizzare i detersivi della lavatrice nei pressi di quest’ultima. No, non sto scherzando. Tra le cose essenziali ci sono anche i tavolini che si espandono all’infinito per quando (non) inviterete gente a cena, perché si sa che se vivete in un monolocale non è che siete proprio le persone più estroverse del mondo. Ovviamente, anche negli spazi più organizzati del mondo riuscirete a perdervi qualsiasi cosa. Anche in venti metri quadri.

4. NE BASTA UNO

Una delle cose più belle dei monolocali è il risparmio di risorse: di molte cose ve ne basta una. Con un solo Amazon Echo Dot riuscite a diffondere musica in tutta casa, basta un modem per avere internet che funziona benissimo in ogni stanza, un solo partner che vi aiuti a montare i mobili Ikea la domenica pomeriggio. Sapete di cosa invece non avrete mai abbastanza? Scatole trasparenti. Quelle cose vi salvano la vita. 

5. MARIE KONDO

Siccome nel monolocale per forza di cose lo spazio è limitato, essere attaccati dallo spirito di Marie Kondo è un attimo. Ogni sei mesi vi ritroverete a svuotare mobili e armadi e fare quello che oggi viene definito in maniera fashion “decluttering” ma mia madre lo faceva già vent’anni fa sotto l’umile nome “buttare via un po’ di monnezza inutile”. E non importa quanta roba butterete via, ogni sei mesi la casa sarà di nuovo piena. Anche se voi non avete comprato nulla. Ma in nome del sacro vincolo del decluttering vi renderete conto che qualcosa che avete tenuto non vi serviva poi così tanto. E allora ecco che compaiono i bustoni neri e gli armadi si svuotano. 

Ovviamente la vostra svolta minimalista che vi darà gioia per tre giorni poi svanirà e vi troverete a piangere per aver buttato via la statua di un unicorno che cambia colore in base all’umidità nell’aria.

5. PROFESSIONISTI DEL MONOLOCALE

Ammettiamolo: noi italiani non siamo bravissimi a gestire gli spazi piccoli. Siamo abituati a stare in case relativamente grandi che possano ospitare famiglie numerose e caciarone. Vi basta aprire un catalogo Ikea per scoprire che Kristoff, sua moglie Anna e il loro alce domestico vivono in venti metri quadri di casa, tenendo la zona giorno separata dalla zona notte grazie ad una pratica tenda a quadrettoni e che la sera ribaltano il tavolo per farci dormire il loro animale domestico. Seriamente, le avete mai viste le case dei cataloghi Ikea? Ma come fanno?

6. DOPO IL MONOLOCALE

Una volta lasciato il monolocale, ve lo portate nel cuore. Quando torno a casa dei miei per qualche giorno scopro quanto sia grande il mondo esterno. A casa mia in dieci passi arrivo da qualsiasi parte. A casa dei miei per rispondere al citofono devo aspettare il tram. Mi mancherà l’idea di pulire casa in un paio d’ore e farmi bastare un solo Echo dot per tutta casa. Ma di sicuro una saggezza me la porterò dietro: ciò che ti serve davvero in casa è pochissimo. E per “pochissimo” intendo QUELLE MALEDETTE SCATOLE TRASPARENTI IKEA, che mi porterò fino alla tomba per quanto sono comode!

E voi cosa preferite? Spazi piccoli o grandi?

55 thoughts on “Come sopravvivere al monolocale”

  1. Questa è una prova che mi metterebbe seriamente a dura prova, scusa il gioco di parole! Cresciuta in Belgio in una casa su 3 piani con un enorme giardino, gli spazi chiusi mi danno inevitabilmente la claustrofobia. Quando mi sono sposata ho preso un trilocale di 75 mq a Milano, dentro ci si poteva stare anche bene, ma aveva un balconcino mini di 1 metro per 2 e io la maggior parte del mio tempo libero lo passavo su una piccola sdraio sul balcone, che era esattamente della sua dimensione. In preda a crisi depressive da murata viva abbiamo traslocato in un’altra casa in cui stavolta i balconi erano più grandi dell’interno della casa! E tanto io sto sempre fuori!! Anche in inverno… il che è tutto dire…

    1. Ti capisco, anche io ho un balcone molto piccolo e mi manca l’idea di poterlo arredare, magari creando un angolino per prendere il sole in estate

  2. Ho vissuto in un monolocale per 4 anni. 30mq di gioie e dolori. Sorridevo mentre ti leggevo perchè in molte cose mi rispecchiavo totalmente.
    Ora sto in un bilocale spazioso che mi piace moltissimo ma il primo “buco-locale” rimarrà sempre nel mio cuore. Ci mettevo due minuti a vestirmi la mattina, non perdevo nulla e il divano/letto con le ruote era davvero comodissimo, forse il miglior letto che abbia mai avuto!!!!
    Quanti ricordi!!!!!!

    1. IO sono sicura che mi mancherà il riuscire a pulire tutto a fondo in due ore quando non sarò più qui!

  3. Io sono ordinatissima (con e senza le scatole trasparenti) quindi sono certa che in un monolocale ci starei benissimo. Concordo però con le famiglie Ikea e lo penso tutte le volte che vedo un’esposizione in negozio: come fanno?

  4. Ho vissuto in un monolocale in Germania, quindi ti capisco sorella! Era super divertente e quando stendevo i panni lungo un filo appeso tra la porta e la finestra

    1. Io in inverno asciugo i panni sul termosifone con uno stendino portatile, che mi rende impossibile aprire la finestra 😂

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